Governo: Di Maio, ecco contratto ma non sarà coalizione

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Ed è per questo che abbiamo dato la nostra disponibilità a discutere sui temi nonostante con il Pd ci siano dei trascorsi.

Oggi pomeriggio il presidente della Camera Roberto Fico passerà al sodo del mandato ricevuto appena ieri dal capo dello Stato incontrando la delegazione del Pd. I loro punti fermi, dal reddito di cittadinanza all'autogoverno del popolo secondo Rousseau all'idea tardocomunista e pauperista di togliere a chi ha per dare a chi non ha, sono agli antipodi di un governo sovranista, decisionista e meritocratico, popolare e nazionale. Diciamocelo chiaramente: Salvini ha preso una enorme e inspiegabile sbandata per Di Maio e, per la fregola di concludere con l'amato partner, pretendeva di organizzare la festa di fidanzamento trattando i suoi alleati come si fa con i parenti ingombranti che è bene relegare in cucina nelle occasioni ufficiali. In pratica i 5S si sono presentati come elemento di rottura rispetto agli schieramenti classici sinistra, centro, destra e, naturalmente, sono alla ricerca di una collocazione che dovrà fare i conti, inevitabilmente, con l'esistente.

Gli osservatori della partita spiegano che, nonostante il doveroso gioco politico delle parti, alla fine la stessa Forza Italia aderirà con un appoggio esterno al governo per non rimanere fuori dai giochi. "Con spirito di leale collaborazione, non nascondendoci le diversità e punti di partenza differenti anche dal punto di vista programmatico su temi essenziali, ci impegniamo ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comunque coinvolgendo i nostri gruppi dirigenti". Lo ha detto Matteo Salvini commentando il risultato elettorale in Molise. Paradossalmente, il capo del Carroccio deve sperare che M5S e Pd trovino un'intesa che gli toglierebbe le castagne dal fuoco. "Forse voleva dire "coerente" e leale, visto che lavoro da 40 giorni per formare un governo fedele al voto degli italiani", è la replica di Matteo Salvini al leader dei Cinquestelle Di Maio. "Capisco le loro dinamiche interne, ma è chiaro che dobbiamo vederci per capire se ci sono i presupposti ci facciano sapere se sono disponibile poi vediamo la stesura del contratto". L'incarico "largo" permetterà al M5S e alla Lega - ma anche al Pd che resta un potenziale interlocutore per Di Maio - di prendere altro tempo.

Il leader della Lega, insomma, tira dritto per la sua strada, giocando su più tavoli come fatto sin dall'inizio e non esclude di essere pronto anche a fare tutto da solo se la situazione politica dovesse precipitare. E rilanciarlo. Ma l'alleanza coi grillini non è il rimedio ma finirebbe col ridare fiato e legittimazione ai vecchi marpioni. Qui non si può scherzare con le parole e con i concetti.