Gaza: 3 palestinesi uccisi in scontri con esercito

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Almeno 3 manifestanti palestinesi, secondo il locale ministero della Salute, sono morti sotto i colpi d'arma da fuoco esplosi dall'esercito israeliano.

Nelle intenzioni dei suoi organizzatori la protesta vuole richiamare l'attenzione sulle violazioni dei diritti dei palestinesi residenti nella Striscia di Gaza, nonchè invoca il ritorno di coloro che, con la proclamazione dello Stato di Israele del 1948, hanno dovuto lasciare le loro terre.

La morte di questi tre uomini porta a 44 il numero di palestinesi uccisi da quando, lo scorso 30 marzo, è iniziata una massiccia mobilitazione denominata "la grande marcia del ritorno". E proprio per mettere un freno all'uso "sproporzionato della forza" dell'esercito della Stella di Davide che Amnesty International ha rivolto un appello ai governi del mondo: "La comunità internazionale deve bloccare le forniture militari a Israele", ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty per il Medio Oriente. "I facinorosi hanno cercato di abbattere i reticolati e di appiccare il fuoco, ma sono stati respinti dei militari", secondo quanto ha reso noto il portavoce militare Jonathan Conricus, rilevando che l'incidente è avvenuto a meno di un chilometro dal villaggio israeliano più vicino.

Alle proteste odierne hanno preso parte più di 10mila palestinesi, che si sono riuniti in cinque punti diversi lungo il confine.

"I manifestanti", continua il portavoce, "hanno lanciato ordigni esplosivi, bombe a mano, bottiglie incendiarie e pietre". I tafferugli sono cominciati quando i manifestanti hanno sfondato la rete di protezione e i militari hanno cominciato a sparare gas lacrimogeni e proiettili. Forniture che arrivano dagli Usa e da molti Paesi Ue, conclude Mughrabi, "come Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia". Nel corso della giornata alcuni dirigenti di Hamas hanno raggiunto i dimostranti e hanno esortato la popolazione di Gaza a non desistere dalla lotta per forzare il blocco e rompere le linee di confine. Il Centro di informazione sull' intelligence e il terrorismo (Iitc) di Tel Aviv, invece, ha pubblicato un'analisi secondo cui l'80 per cento dei primi 40 palestinesi uccisi sul confine erano "membri attivi o fiancheggiatori di gruppi terroristici".