Brescia, pakistana uccisa: voleva sposare un italiano

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"Per morte naturale" secondo alcune ricostruzioni che arrivano dal Pakistan.

"In Pakistan non c'è giustizia e tutti gli abitanti del villaggio dove vive la famiglia di Sana è convinto che i familiari siano innocenti" ha riferito l'amico della giovane, residente nello stesso quartiere a Brescia e in contatto con parenti che vivono nello stesso distretto della famiglia Cheema in Pakistan. "Uccisa dal padre e dal fratello perché rifiutava il matrimonio combinato", la versione invece di altri rappresentanti della comunità pakistana in Italia. Aveva aperto un'agenzia di pratiche automobilistiche vicino casa che ha chiuso in tempi rapidi prima della fine del 2017. Il padre e il fratello le hanno barbaramente tolto la vita perché sognava di sposare il fidanzato italiano. "Quella voglia di vivere all'occidentale e sposare un italiano, il padre e il fratello hanno deciso di fargliela passare una volta e per sempre: l'hanno sgozzata", ha commentato Souad Sbai, dicendosi certo di quanto accaduto in Pakistan. A Brescia, però, era "conosciuta per essere stata a lungo collaboratrice di una scuola guida cittadina".

"Il nostro ambasciatore ha detto che dobbiamo far vedere le donne". In attesa di avere notizie certe, i coetanei di Sana, come lei italiani di seconda generazione, sono sicuri che la verità non emergerà mai.

La 25enne, infatti, viveva da tempo in Italia, a Brescia. E aggiunge: "Mi ha confermato che la figlia è morta a causa di un malore".