25 aprile, Resistenza e Autonomismo non sono in contrasto

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Alla cerimonia, dove c'era una nutrita delegazione della Comunità ebraica romana, erano presenti tra gli altri il sindaco di Roma Virginia Raggi, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e il reggente del Pd Maurizio Martina. La memoria è corsa inevitabilmente lontano a quei drammatici, storici, immortali avvenimenti legati alla guerra. Si persuadano di questa verità quando in un paese la libertà è perduta tutto è perduto. Il ragazzo è combattuto dal momento che da bambino aveva fatto il chierichetto per il prete e quindi prova pietà per l'uomo ma, una volta sceso, Bube è spinto dalla folla a picchiare il parroco. Come poter dimenticare che i responsabili della Brigata nera "Mussolini" - condannati per strage, omicidi e sevizie e torture - ottennero la libertà dopo appena sei anni di carcere?

Anche la Romagna celebra il 25 Aprile per ricordare la Resistenza e la lotta partigiana in occasione del 73esimo anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Quest'espressione dello spirito oggettivo nella storia costituisce lo sviluppo del genere umano - anche negli avvenimenti che sembrano contrari all'avanzamento morale, scientifico, intellettuale. Una nazione che conosce poco e male la propria storia, colmando i propri vuoti con la becera ideologia ed infarcendoli con polemiche riprese dall'attualità, spesso per opportunismo politico, che con la storia della resistenza non hanno nulla in comune. Alle vittime di queste tragedie si aggiunsero i martiri della Divisione Acqui nelle isole Ionie, gli internati militari, seicentomila soldati deportati nei campi di concentramento perché si rifiutarono di combattere nelle file nazi-fasciste, trattati così duramente che ben cinquantamila non fecero più ritorno. Nata spontaneamente nelle città, nelle periferie, nelle campagne e sulle montagne, coglieva il bisogno di pace, di giustizia e di libertà. Le Forze Armate vi hanno dato, con il Corpo italiano di Liberazione, il loro prezioso contributo. Affiorano ogni tanto segnali che manifestano rigurgiti di autoritarismi, di negazionismi, di indifferenza rispetto ai fondamentali diritti della persona umana, di antisemitismo, di malintesi egoismi nazionali. "È di grande importanza far conoscere ai giovani, con le testimonianze e la coerenza delle vostre scelte passate, il valore dell'impegno, della responsabilità e della solidarietà".

Alessi raccontò che, a differenza di Pompeo che proveniva da famiglia benestante, lui era di famiglia poverissima al punto che per andare a scuola ed essendo privo di scarpe fu costretto a indossare quelle della sorella. "Nell'ascoltare l'appello delle 335 vittime trucidate, si viene presi dallo sgomento per tanta aberrazione e tanta violenza". E nonostante la sua recente scomparsa, Enrico oggi era lì, tra le pareti della sala consiliare, tra le righe della lettera che i suoi figli hanno inviato all'amministrazione.