Scandalo Facebook, scopri se hanno spiato i tuoi dati

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Ad affermarlo è il padre del social, Mark Zuckerberg. Il CEO ha promesso di tornare al Congresso per spiegare nel dettaglio le procedure utilizzate per identificare gli account che diffondono informazioni errate. Non solo. Facebook sta sollevando una serie di interrogativi intorno alla propaganda e alla trasparenza, elementi capaci di inficiare il livello di democraticità di alcuni processi politici, se è vero che attraverso il furto (o quantomeno: l'uso senza specifico consenso) di miliardi di dati di cittadini, la società Cambridge Analytica ha saputo creare una campagna elettorale ad hoc in favore della Brexit prima e di Donald Trump poi, facendo sì che ogni utente tracciato - e si parla di circa 90 milioni di profili - ricevesse un bombardamento intelligente in base alle preferenze precedentemente espresse sulla piattaforma. Questa è una delle possibili risposte ai gravi rischi per la privacy emersi dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Una cosa legale fino al 2014 quando proprio Mark Zuckerberg ed il suo Social Network introduce il divieto per gli sviluppatori di terze parti di acquisire dati personali e sopratutto "rivenderli" ad altri senza un'autorizzazione degli utenti. E aperture in tal senso sono arrivate anche da aziende come Apple, preoccupate di differenziarsi da Facebook su questo delicato aspetto, come ha dichiarato Tim Cook nei giorni scorsi.

Ma tornaniamo a Zuckerberg. Inoltre ha aggiunto che avrebbe fornito i dati su quanti sviluppatori esterni il suo team ha controllato per essere certi che stiano seguendo le regole di Facebook.

C'è da dire anzitutto in premessa che il primo dato emerso dall'audizione è stata la strategia combinata di "contrizione e reticenza" scelta dal 33enne numero uno di Menlo Park, che nonostante l'ammissione degli errori commessi e le scuse per quanto accaduto ha nei fatti evitato in moltissimi casi di fornire risposte chiare alle domande dei membri delle due commissioni. Per questo, il network si affiderà sempre di più "all'intelligenza artificiale" per frenare i messaggi che violano gli standard della community senza avere il bisogno di segnalazioni dagli iscritti. Un quiz sulla propria personalità digitale come in tanti girano sul web ma che permettono di acquisire dati personali degli utenti tramite l'accesso a Facebook. Il CEO di Facebook ha detto che intende analizzare la proposta e renderne conto al deputato. "Una delle priorità fondamentali sarà la protezione degli individui contro l'utilizzo illegal dei loro dati personali sulle piattafrome dei social media". Ad esempio, un'app che una volta era connessa a un profilo, come Uber o Airbnb, poteva ancora accedere alle informazioni come l'elenco di amici di un utente pur essendo questo cancellato.