CINA. La Davos dell'Asia sta per aprirsi all'insegna del libero commercio

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A gettare acqua sul fuoco sulla portata dei dazi il Segretario al Commercio USA Wilbur Ross, il quale ha affermato che i dazi annunciati dalla Cina "non rappresentano un problema" per gli Stati Uniti, in quanto ammontano solo allo 0,3% del PIL americano.

Trump ha tuttavia proseguito lasciando a sua volta aperta la porta per negoziati: "Gli Stati Uniti sono comunque pronti a discussioni per continuare a sostenere il nostro impegno nel perseguire un commercio libero, giusto e reciproco e proteggere la tecnologia e la proprietà intellettuale delle aziende americane e degli americani", si legge ancora nella dichiarazione del presidente Trump.

I mercati finanziari hanno risposto male, cedendo, e secondo alcuni osservatori hanno perduto terreno anche per la rapidità di risposta dimostrata dalla Cina.

A questo punto i giochi sono fatti? Siamo sicuri che semplicemente non stia tentando di sostenere un enorme bluff?

Questo spiega il vantaggio che la leadership cinese ha rispetto all'amministrazione statunitense: Trump dipende dal voto, Xi Jinping no. Non che il Partito comunista cinese (Pcc) non badi al consenso, anzi, è sempre più ossessionato dal modo in cui assicurarselo. All'annuncio la risposta di Wall Street è stata pessima. Possibile, probabile, che qualche passaggio riguardi - con la misurata leggerezza diplomatica anche le attuali schermaglie con gli Stati Uniti. Trump martedì aveva già ipotizzato dazi per 50 miliardi su 1.300 prodotti cinesi.

Nella lista compilata dal Consiglio di Stato, il governo cinese, sono compresi prodotti del settore automobilistico, chimico e anche i semi di soia, di cui molto si era discusso nei giorni scorsi. "Dopo un'indagine dettagliata, l'USTR ha rilevato prove schiaccianti del fatto che le azioni irragionevoli della Cina stanno danneggiando l'economia americana". Trump pare quindi sbagliare bersaglio, quando si rivolge ad Amazon per chiederle di pagare l'imposta sulle vendite, il cui buco è stimato a livello nazionale in 26 miliardi di dollari per effetto della sentenza della Corte Suprema del 1992. Non possiamo permettere che tutto ciò continui!