Voragini, frane e rischio alluvioni, Roma colabrodo. 44 crateri in 3 mesi

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"Già dal 2015, infatti, sono state avviate svariate iniziative, anche con la collaborazione di Università, Istituti e Agenzie nazionali, quali l'Ispra e l'Asi, per la mappatura dei fenomeni franosi che possono coinvolgere la rete stradale Anas e per lo studio della vulnerabilità idrogeologica delle opere d'arte della rete stradale Anas - dicono - Tra queste, un progetto pilota per l'esecuzione di attività di monitoraggio superficiale dei versanti prospicenti l'A19 con la tecnica sperimentale dell'Interferometria Differenziale da Sensori Satellitari (DInSAR)". "Sono particolarmente a rischio per fenomeni più recenti le zone di collina di Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde vecchio e Balduina", si legge. Tutto ciò, per garantire l'incolumità dei circa 500mila romani che vivono sia in aree a rischio alluvione - a causa delle sempre più frequenti piene del Tevere - sia nei quartieri del quadrante sud-est dove si registrano la maggior parte delle 90 voragini che si aprono ogni anno nelle strade, nei parchi e nei cortili di Roma. Il report indica inoltre che "negli ultimi otto anni si è assistito a un grande incremento del numero delle voragini: da una media di 16 l'anno, dal 1998 al 2008, si è passati a una media annuale di più di 90 voragini". E il fenomeno, che interessa particolarmente i quartieri orientali, non risparmia nemmeno il centro storico.

Gli interventi previsti per Roma più importanti a livello finanziario riguardano la messa in sicurezza idraulica del territorio di piana del sole (municipio xii) per un costo di 56,6 milioni, due interventi di manutenzione straordinaria del corpo arginale del Tevere da 36,7 milioni per un totale di 73,4 milioni, interventi nel tratto fluviale compreso tra ponte Marconi e la foce per 33,6 milioni, interventi sul fosso di vallerano a protezione della zona urbana del Torrino per 21,5 milioni, due opere di realizzazione delle casse di espansione del fosso di Tor Sapienza da 20,3 milioni ciascuna.

La causa principale della formazione delle voragini a Roma "la presenza di numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall'uomo a vario titolo ma principalmente per l'estrazione dei materiali da costruzione".

Molte aree di vuoti però, sono ancora sconosciute: manca all'appello la grande Catacomba scomparsa di San Felice sulla Via Portuense che costituiva uno dei principali cimiteri della Roma cristiana del IV-V Secolo. Un piano decennale che, per essere attuato con tempi dettati dall'emergenza, ha bisogno della massima e permanente collaborazione istituzionale, dal Governo alla Regione, dal Campidoglio ai Municipi.

A questi vanno aggiunti almeno 15 milioni l'anno per gestire la manutenzione ordinaria e tenere in efficienza vie d'acqua come canali e fossi interni all'area urbana oggi in stato di grave degrado e 4 milioni l'anno per verifiche e interventi preventivi sulle voragini urbane.

Complessivamente la cifra da stanziare è di 1 miliardo e 40 milioni.

"A fine maggio - annuncia Erasmo D'Angelis, responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico Italiasicura - faremo a Roma gli Stati Generali del Tevere, dalla Romagna a Fiumicino".