Università di Cagliari. Scoperta la pianta anti HIV

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In altre parole, la molecola individuata blocca gli enzimi che permettono al virus di replicarsi.

La scoperta appena comunicata da un team di ricercatori dell'Università di Cagliari potrebbe rivoluzionare la terapia di una delle malattie più temute del mondo contemporaneo, ossia l'AIDS o Sindrome da immunodeficienza acquisita, individuata negli anni '80 del secolo scorso e a lungo propagatasi a macchia d'olio attraverso trasmissione sessuale, ematica o verticale madre-figlio.

L'indagine è stata condotta da un'equipe multidisciplinare dell'Università di Cagliari che, in un articolo pubblicato su PlosOne, si è concentrata sull'Iperico di Scrugli, tipica pianta erbacea perenne che costituisce una specie endemica ed esclusiva degli altopiani carbonatici della Sardegna centro-orientale.

In particolare, è stato identificato per la prima volta nell'Hypericum scruglii un metabolita appartenente alla classe dei floroglucinoli prenilati, che si è dimostrato capace di inibire a concentrazioni molto basse due enzimi chiave dell'HIV-1 e quindi la replicazione del virus in saggi cellulari.

L'Hypericum scruglii è localizzata in aree ristrette della Sardegna, Ogliastra e Sarcidano (in provincia di Oristano) dove ci sono calcari mesozoici.

L'approccio innovativo utilizzato nello studio - che vede in prima fila i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano - sfrutta la biodiversità metabolica delle piante per identificare singole molecole capaci di agire su più funzioni enzimatiche (approccio multitarget).

La pianta virtuosa è la Hypericum scruglii, scoperta e classificata di recente.

L'idea degli studiosi cagliaritani, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università dell'Insubria, dell'Università della Campania e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania), è quella di produrre farmaci antivirali innovativi, in grado di ridurre il numero di medicinali che i pazienti sieropositivi sono costretti ad assumere.

Come ha sottolineato la dottoressa Esposito, non si tratta di una pianta tossica; una specie appartenente allo stesso genere viene già utilizzata come rimedio naturale da alcune comunità sarde per lenire il dolore provocato dalle ustioni. Del gruppo che ha firmato la ricerca pubblicata su "PlosOne" fa parte anche Enzo Tramontano, ordinario di Microbiologia e Presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia: "La nostra ricerca prosegue". In altri termini si tratterà di ottimizzare e potenziare la molecole, definirne i dosaggi ed escludere o minimizzare eventuali effetti collaterali sull'uomo.