Napolitano: "Il 4 marzo ha vinto la protesta"

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Si sente la cultura migliorista e umanista che è stata l'eredità del suo maestro, Giorgio Amendola. Il 15 maggio 2006, nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Repubblica, quando Romano Prodi vinse di strettissima misura, pronunciò parole che oggi potrebbero ripetersi identiche, salvo il passaggio da due a tre poli: "La nuova legislatura si è aperta nel segno di un forte travaglio, a conclusione di un'aspra competizione elettorale dalla quale gli opposti schieramenti politici sono emersi entrambi largamente rappresentativi del corpo elettorale". Però sulla carta il candidato di Forza Italia, stante l'annunciata astensione del PD, avrebbe la maggioranza necessaria per vincere nella ballottaggio. Napolitano viene interrotto dagli applausi quando rivolge un saluto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e quando cita Aldo Moro, a pochi giorni dall'anniversario della strage di via Fani. La seduta darà l'avvio ufficiale alla XVIII legislatura. La seduta della Camera sarà presieduta da Roberto Giachetti (Pd), in quanto è il più anziano tra i vicepresidenti della Camera stessa, mentre al Senato è chiamato Giorgio Napolitano, senatore a vita, presidente emerito della Repubblica e il più anziano tra i senatori. Quindi, attorno alle 11, vengono indicati 6 senatori segretari per le operazioni di elezione del presidente. Visto che con il voto segreto molto è possibile.

Il ballottaggio si è verificato due sole volte: la prima, nel 1994, con la prevalenza di Carlo Scognamiglio, indicato dal centrodestra, su Giovanni Spadolini, per un solo voto (163 a 162), con tanto di scheda contestata che pareva, in un primo tempo, realizzare quella parità che, a causa della più avanzata età, avrebbe portato all'elezione di Spadolini. La giunta, i cui lavori dovrebbero durare almeno una mezz'ora, procede alla nomina di 23 senatori subentranti (coloro che si sono presentati in più collegi sono eletti laddove hanno preso meno voti, e di conseguenza altri parlamentari subentrano per il seggio lasciato libero). Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione, nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.