L'Ue esclusa per ora dai dazi degli Usa su acciaio e alluminio

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Trump firmerà un "memorandum presidenziale per rispondere all'aggressione economica della Cina". Il presidente ha firmato la legge dopo aver minacciato, poche ore prima, il veto. Prova di come gli Stati Uniti facciano un uso sconsiderato delle misure correttive in chiave protezionistica, sottolineano le autorità cinesi. E malgrado il presidente statunitense la ritenga "una buona cosa" e "facile da vincere", gli analisti sono piuttosto concordi nel sottolineare l'esistenza di rischi reciproci. Secondo il Wall Street Journal, Pechino avrebbe già al vaglio una serie di possibili ritorsioni.

La guerra commerciale tra Usa e Cina sta entrando una nuova fase con l'ultimo annuncio di Donald Trump. Ma non è escluso che Pechino decida di espandere il raggio d'azione andando a colpire noti brand (dall'Harley-Davidson alla Levis), l'industria aeronautica (rimpiazzando i Boeing con gli Airbus) e il settore dei servizi (limitando il flusso di studenti e turisti cinesi sull'altra sponda del Pacifico), o persino ricominciando a svalutare il renminbi per difendere il proprio export. Gli attacchi di Trump ai diversi gruppi etnici, la sua spavalderia nei rapporti con le donne, le falsità a valanga, e persino gli attacchi a leader repubblicani per non essere riusciti ad approvare la revoca dell'Obamacare sono stati messi da parte.

Val la pena costruire un rapido excursus attorno a questa e altre mosse di Trump.

Perché tutte le borse mondiali hanno reagito negativamente all'annuncio di nuovi dazi sulla Cina? La Cina risponde mettendo a sua volta nel mirino 128 prodotti americani per un totale di 3 miliardi di dollari in caso di mancato accordo con Washington. Il prezzo per gli Stati Uniti sarebbe di poco inferiore. Lighthizer ha dichiarato che la protezione della tecnologia Usa è molto importante per il futuro economico del Paese.

La manovra è da 1.300 miliardi di dollari.

Trump vuole intervenire radicalmente sulla bilancia commerciale? "Abbiamo un tremendo problema di furti di proprietà intellettuale, centinaia di miliardi di dollari su base annuale", si giustifica il numero uno della casa Bianca. La forza americana, secondo l'Economist, è nata dal confronto con l'Unione Sovietica, quando aveva creato un sistema galvanizzato negli investimenti sull'istruzione, sulla ricerca e sull'ingegneria (grazie anche a programmi governativi creati per spingere il confronto, il sorpasso, su Mosca), "sovralimentato da un sistema di immigrazione che accoglieva le menti promettenti da ogni angolo del pianeta".