Mafia, in manette il "re dell'eolico" Coinvolto in una truffa in Sardegna

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In manette è finito anche Vito Nicastri, noto imprenditore e considerato il "re dell'eolico": solo qualche anno fa il Financial Times lo aveva definito proprio "il signore del vento".

Secondo gli inquirenti parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di Cosa Nostra trapanese, a supportare la latitanza di Messina Denaro.

Per i dodici il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo ha firmato altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano. La maxi operazione ha visto impegnati oltre 100 uomini dell'Arma dei carabinieri e ha portato all'arresto di 12 persone che devono rispondere avario titolo dei reati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti aggravati da modalità mafiose. Gli arrestati, capimafia e gregari, servendosi anche di professionisti nel settore di consulenze agricole e immobiliari, sarebbero riusciti attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione.

Le indagini, avviate nell'aprile del 2014 sotto il coordinamento della Dda di Palermo, hanno consentito di cristallizzare una serie di episodi criminali realizzati da esponenti delle famiglie mafiose di Vita e Salemi, ritenuti possibili favoreggiatori di Matteo Messina Denaro.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

Messina Denaro. Contestualmente sono stati posti in sequestro tre complessi aziendali, comprensivi dell'intero complesso immobiliare nonchè dei relativi mezzi d'opera, fittiziamente intestate a terzi ma ritenute strumento per il perseguimento dei fini economici dell'organizzazione criminale. Quello di Nicastri non è un nome nuovo per gli investigatori: suoi legami con Matteo Messina Denaro gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi. Matteo Messina Denaro è tornato ad essere un fantasma, e anche i suoi fedelissimi - fiaccati da arresti e sequestri - si lamentano. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa indicandolo come uno dei finanziatori della latitanza del boss mafioso castelvetranese.