"Un italiano su quattro a rischio povertà": l'allarme di Bankitalia

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L'allarme arriva dall'indagine condotta dalla Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie: "Nel 2016 la quota di persone a rischio di povertà è salita al 23%, un livello molto elevato" e il più alto dal 1989, anno di inizio delle serie storiche dello studio. Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta è diminuita, quasi interamente per effetto del calo del prezzo delle case. È invece proseguita la caduta dei redditi equivalenti per le famiglie con capofamiglia tra i 56 e i 65 anni e per quelle dei lavoratori autonomi, il cui livello resta tuttavia in media più elevato. "Oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro".

"Alla fine del 2016 le famiglie italiane disponevano in media di una ricchezza netta, costituita dalla somma delle attività reali e delle attività finanziarie al netto delle passività finanziarie, di circa 206.000 euro (218.000 euro nel 2014)".

L'aumento delle diseguaglianze in Italia si nota anche nella quota di ricchezza detenuta dai Paperoni: nel 2016 il 5% dei più facoltosi deteneva il 30% della ricchezza complessiva.

Il reddito annuo familiare è di 30.700 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, ma con una crescita consistente della disuguaglianza e delle persone con reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano, la soglia usata per individuare il rischio di povertà (che nel 2016 corrisponde a entrate per circa 830 euro mensili). Il valore mediano, che separa la metà più povera delle famiglie dalla metà più ricca, spiega ancora Bankitalia, era significativamente inferiore (126.000 euro, da 138.000 euro nel 2014), riflettendo la forte asimmetria della distribuzione. Per contro, sono diminuiti, ancorchè in misura contenuta, i redditi da lavoro autonomo, da proprietà e da pensioni e trasferimenti; in quest'ultimo caso, il calo è derivato dalla riduzione della quota di famiglie che li percepiscono, a fronte di una crescita dei loro valori medi.

Uno dei dati più allarmanti riguarda il sud. "La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012", spiega il rapporto Bankitalia. La flessione e' stata piu' marcata per i patrimoni piu' elevati (a prezzi costanti, la mediana e il nono decile della ricchezza netta sono diminuiti rispettivamente del 9 e di oltre il 6 per cento; il secondo decile e' cresciuto di circa il 4 per cento).

Peraltro le attivita' finanziarie rappresentano una quota vicina allo zero (in totale l'1,1%) per ben il 20% delle famiglie mentre piu' della meta' - ovvero il 52,5% - e' nella disponibilita' del 10 per cento piu' ricco.

CASA. In Italia circa il 70% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione in cui risiede. Tra il 2014 e il 2016 la quota di famiglie finanziariamente vulnerabili è rimasta sostanzialmente stabile (circa 11% delle famiglie indebitate e circa il 2% del complesso delle famiglie).