Elezioni 2018. Nessun partito ha la maggioranza assoluta, chi governerà?

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Salendo al Nord si segnala la sconfitta sia del Ministro dell'Interno Minniti (battuto all'uninominale di Pesaro dove ha trionfato Andrea Cecconi del Movimento 5 Stelle) che di quella della Difesa - Roberta Pinotti - che all'uninominale 02 di Genova è stata superata da Mattia Crucioli (M5S).

Un Pd + M5S avrebbe un 51.6% alla Camera e 51.7% al Senato che con i numeri starebbe in piedi ma è quasi impossibile politicamente, a parte la spinta di Michele Emiliano in tal senso.

Giovedì 8 e venerdì 9 marzo i neo-deputati e i neo-senatori potranno avviare la trafila burocratica per registrarsi in parlamento, iter necessario per arrivare alla prima tappa fondamentale, fissata per venerdì 23 marzo, quando Camera e Senato dovranno nominare i rispettivi presidenti, condizione che può essere soddisfatta solo se esiste una maggioranza. Pentastellati davanti anche a Salerno con Nicola Provenza al 39%; per quanto riguarda il proporzionale, anche lì il trend che vede in cime i cinque stelle viene confermato. C'è un'alta probabilità che il partito di Beppe Grillo vinca tutti i collegi uninominali, replicando in questo quanto avvenne nel 2001 con il centrodestra che realizzò l'en-plein con 61 su 61.

Il problema è uno: la coalizione di centrodestra ha deciso di non indicare un unico candidato premier, ma di attribuirlo solamente dopo il voto al partito più votato tra i quattro alleati. Con due corollari: un tracollo del Pd e il sorpasso della Lega su Forza Italia, con un vantaggio del 4%-5%. Forza Italia si ferma al 14%, ma il voto dato alla coalizione, 47,3% (in gran parte assegnato alla Lega, al 28,7%) permette l'elezione dell'esponente del Movimento Animalista. Plebiscito per Luigi Di Maio ad Acerra. Anche in questo caso, però, il M5S non sarebbe in grado di formare una maggioranza in autonomia. Il Pd e il centrosinistra passerebbero all'opposizione con 115 seggi alla Camera e 51 al Senato.

Grande risultato anche per la Lega di Salvini, che, grazie forse anche ai tanti voti dei cacciatori, diventa il primo partito della coalizione di centro destra. Inoltre, sia Salvini che Di Maio rappresentano in qualche modo due forze scomode per tutti gli altri partiti, vuoi per quell'"anti-tutto" - dall'euro all'immigrazione - che per anni hanno portato avanti.

Fonti che vengono confermate nell'immediato da molti tweet di chi elenca le possibili mete da tenere in considerazione, e di chi nota come le cose possano cambiare radicalmente nel giro di meno di 24 ore: "Passiamo da "dove diavolo avrò messo la tessera elettorale" a "dove diavolo avrò messo il passaporto". Basti pensare che un italiano su 2 ha votato per queste due formazioni politiche. Con l'insediarsi del nuovo parlamento, verranno infatti eletti i presidenti di Camera e Senato: la loro scelta potrebbe rappresentare il primo possibile punto di incontro tra i membri di un'ipotetica futura maggioranza.