Bce, Draghi: "La ripresa Ue è solida, ma l'inflazione è ancora debole"

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"Anche se il forte slancio dell'economia dell'Eurozona ha chiaramente rafforzato la nostra fiducia nelle prospettive d'inflazione, servono ancora pazienza e persistenza riguardo alla politica monetaria" per riportare l'inflazione vicino al 2%, ha continuato Draghi, in contrasto con le affermazioni di altri membri del consiglio Bce a favore di una normalizzazione della politica monetaria e degli acquisti di bond (Qe) più ravvicinati. Secondo gli ultimi dati, ha spiegato, l'economia dell'area euro è cresciuta del 2,5% nel 2017 "riflettendo la forte dinamica interna dei consumi privati e degli investimenti". Secondo il numero uno dell'istituto di Francoforte "questi sviluppi positivi sono stati favoriti e sostenuti dal passaggio delle misure di politica monetaria della BCE, che hanno significativamente allentato le condizioni di finanziamento per le famiglie e le imprese, in particolare anche per le piccole e medie imprese".

"La crescita - ha sottolineato Draghi - è più forte di quanto atteso in precedenza e distribuita più equamente tra settori e aree geografiche rispetto a qualsiasi momento dopo la crisi finanziaria".

L'Eurozona sarebbe finalmente più robusta, ma l'inflazione non è rassicurante perché dovrebbe "mostrare segnali più convincenti di un aggiustamento verso l'alto". "Dopo essere rimasta a livelli ben al di sotto dell'1% per tre anni", ha ricordato Draghi, "con occasionali cali in territorio negativo, l'inflazione complessiva dell'area dell'euro ha oscillato tra l'1,3% e l'1,5% dal maggio dell'anno scorso, e l'inflazione annuale si è attestata all'1,3% a gennaio".

"La recente volatilità nei mercati finanziari, specie nel tasso di cambio, merita particolare attenzione per le possibili implicazione sulle prospettive di medio termine di stabilità dei prezzi", ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un'audizione al Parlamento europeo.