Dj Fabo, il processo a Cappatto finisce alla Consulta

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Tre i possibili verdetti: una sentenza di assoluzione, come ha chiesto la stessa Procura, oppure una condanna o la trasmissione degli atti alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale del reato contestato. Il processo era iniziato lo scorso 8 novembre, scaturitodall'autodenuncia dello stesso Cappato ai carabinieri di Milanoil 28 febbraio 2017, il giorno dopo la morte nella clinica'Dignitas' di Antoniani, e dalla decisione del gip LuigiGargiulo, che respinse la richiesta di archiviazione dellaProcura e ordinò l'imputazione coatta per l'esponente radicalespiegando che l'imputato non solo aiutò Fabo a suicidarsi, ma loavrebbe anche spinto a ricorrere al suicidio assistito,"rafforzando" il suo proposito. Ipm chiedevano l'assoluzione; in subordine avevano propostol'eccezione di illegittimità costituzionale. È atteso oggi il verdetto del processo a carico di Marco Cappato, finito sul banco degli imputati per aver fornito un "aiuto concreto" a Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo. "Piuttosto che essere assolto per un aiuto giudicato irrilevante, mentre è stato determinante, preferirei essere condannato", ha dichiarato l'esponente radicale nei mesi scorsi. A seguito dell'appello, Marco Cappato decide di condividere la battaglia di Fabo con l'associazione Luca Coscioni, organizzazione che ha seguito decine di casi di accompagnamento in cliniche oltreconfine. La sua difesa ha chiesto l'assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" anche perché rappresenterebbe, come spiega l'Associazione Luca Coscioni, "una sentenza storica, che andrebbe a creare un precedente giurisprudenziale perché aprirebbe la strada all'assistenza medica a una morte volontaria senza sofferenze anche nel nostro Paese, senza bisogno di dover andare in Svizzera".

In un'aula colma di persone, tra cui Valeria Imbrogno fidanzata di Fabiano Antoniani, presente a tutte le udienze del processo insieme alla mamma di Fabo, è stata pronunciata la sentenza della Corte d'Assise. Ma Cappato potrebbe essere assolto alla luce dei principi costituzionali che non erano conosciuti all'epoca della redazione del divieto del codice penale. Ed è questo - ha dichiarato - che farà ancora, per difendere il diritto di tutti di essere "liberi di sorridere, fino alla fine".