Caso scontrini: Ignazio Marino condannato a 2 anni in appello

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La corte d'appello di Roma ribalta così la sentenza di primo grado con la quale l'ex sindaco della Capitale era stato assolto per le spese pazze con la carta di credito del Comune: fra 2013 e 2015 il chirurgo Pd avrebbe pagato a parenti e amici 56 cene per un totale di circa tredicimila euro.

Secondo l'accusa, che aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi, "26 delle 54 cene avvennero in giorni festivi o prefestivi", in momenti ritenuti quindi "liberi da impegni istituzionali". A Marino è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici. "Non posso non pensare - prosegue Ignazio Marino - che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio".

L'avvocato Musco, nelle sue conclusioni, aveva ribadito che nella vicenda la "responsabilità di Marino è inesistente".

Assolto, invece, per truffa, sui presunti pagamenti irregolari a un dipendente della sua onlus.

Un contrasto deflagrato con le dimissioni in massa dei consiglieri democratici che hanno portato alla decadenza dell'ex sindaco a metà del suo mandato. E ha poi ricordato l'esiguità della cifra in discussione spese per le cene a fronte dell'attività del sindaco della Capitale d'Italia.

I giudici d'appello hanno, comunque, confermato l'assoluzione per la contestazione di truffa in merito alla gestione della onlus 'Imagine' e alla rendicontazione di alcune consulenze.

"La corte di Appello di Roma oggi condanna l'intera attività di rappresentanza del sindaco della Città Eterna".

Arriva come una doccia gelata per l'ex sindaco della capitale Ignazio Marino, la sentenza che lo condanna in appello a due anni di reclusione per la vicenda scontrini. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare. Sono amareggiato anche se tranquillo con la mia coscienza perché so di non aver mai speso 1 euro pubblico per fini privati. "Con lo studio Musco continuero' la mia battaglia per la verita' e la giustizia in Cassazione".