Gattuso si prende in mano il Milan: 'Vinco per restare ancora qui'

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Un anno fa di certo il tecnico rossonero non si sarebbe immaginato di essere oggi sulla panchina dei suoi sogni, eppure l'impatto con la realtà è stato molto più complicato di quanto ci si potesse aspettare: i rossoneri non vivono una fase felice della propria storia e, tradotto in altri termini, il Milan di oggi non è minimamente paragonabile a quello di cui Ringhio era il perno di centrocampo. "Sono l'ultimo problema. È normale che mi piacerebbe continuare, mi sento a casa mia, con ancora più responsabilità nei confronti del club rispetto a quando giocavo".

Sulla stretta attualità, invece: "Sto gestendo i giocatori in maniera da dare una chance a tutti, serve dargli minutaggio". Corsi e ricorsi. In una intervista rilasciata a Mediaset Premium Sport Gattuso ha fatto un check della sua vita da calciatore prima e da allenatore poi. Un regalo per il compleanno? "Si fa scivolare tutto addosso, può perdere anche 15 giocatori per infortunio ma non si piange addosso e gestisce il gruppo in modo incredibile". "Mi piace tanto veder giocare il Napoli di Maurizio Sarri, ma mi rivedo un po' in Antonio Conte, anche se ovviamente a me manca ancora tanto per raggiungere quei livelli". Quando vincevo, non festeggiavo e pensavo già alla partita seguente. "Solo con palleggio e tecnica non si va da nessuna parte". Sono in una grandissima società. Può succedere anche che fra tre anni mi scoccio e non alleno più.

Gattuso oggi parla da allenatore vero, dalle scelte di carriera dettate anche dalla famiglia sino alle ispirazioni per la panchina: "Nel 2016 avevo firmato con la nazionale del Kazakistan ma a Creta e Sion la mia famiglia non si era trovata bene, quindi ho portato mia moglie Monica ad Astana, ha provato le temperature rigide e ho capito che era meglio fare un passo indietro".