Pfizer abbandona la ricerca su Alzheimer e Parkinson: "Scarsi risultati"

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La Pfizer, che è la più grande casa farmaceutica al mondo, ha smesso di finanziare progetti di ricerca volti alla scoperta di nuove molecole per curare malattie neurodegenerative quali l'Alzheimer e il Parkinson.

Ma, in realtà, la decisione di Pfizer si inquadra in una prospettiva di strategia aziendale e non ha niente a che vedere con l'orientamento di fondo della farmaceutica mondiale, perfettamente consapevole che la risposta alle patologie degenerative del cervello, Alzheimer in testa, rappresenta un'area strategica per il futuro dei sistemi sanitari mondiali e dunque per il mercato della salute, come peraltro ribadito con chiarezza dalla Organizzazione mondiale della sanità nello scoro mese di maggio, con il Piano globale di azione sulla risposta di Salute pubblica alla Demenza 2017-2025 e l'invio ai governi a un maggiore impegno su queste patologie.

Si legge sul Wall Street Journal, che sottolinea come l'annuncio di Pfizer porterà al licenziamento di 300 dipendenti nei centri di ricerca in Massachusetts e Connecticut. Ed ecco quindi che, dopo l'addio di Merck, anche Pfizer ha deciso di abbandonare la ricerca di medicinali contro la malattia. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. La speranza è ora appesa a due studi su una pillola simile studiata da Eli Lilly e da AstraZeneca, i cui risultati dovrebbero essere resi noti ad agosto.

Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; anche se sono stati condotti centinaia di studi clinici per l'identificazione di un possibile trattamento per l'Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. Non prima del 2019 dovrebbe essere pronto anche lo studio di Biogen stavolta su un farmaco anticorpo.