Golden Globe, il nero muove e vince

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Anche lei in abito nero, diventato il simbolo della parola ripresa dalle donne a Hollywood.

GOLDEN GLOBE Oprah Winfrey è stata la star della serata alla 75esima edizione dei Golden Globe: la prima nell'era post-Weinstein e lei ha tenuto un discorso appassionato ricordando che "per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute" ma che ora è vicina "una nuova alba". Ma il loro tempo è scaduto. Recy Taylor è morta dieci giorni fa, alla soglia del suo novantottesimo compleanno. Pubblichiamo il suo intervento. Aprì la busta e pronunciò cinque parole che letteralmente fecero la storia: "Il vincitore è Sidney Poitier".

"Salì sul palco l'uomo più elegante che avessi mai visto". Ricordo che indossava una cravatta bianca e ovviamente, la sua pelle era nera. E non avevo mai visto un uomo di colore celebrato in quel modo. E ho provato molte, molte, molte volte a spiegare cosa significa un momento come quello per una piccola bambina - un bimba sognante mentre mia madre entrava dalla porta con le ossa rotte dall'aver pulito la casa di altri. Tutto quello che posso fare è citare, e dire che la spiegazione è nella performance di Sidney nel film "I gigli del campo": "Amen, amen, amen, amen". "Amen, amen". Nel 1982, Sidney ricevette il Cecil B. DeMille Award giusto qui ai Golden Globes. E io spero, spero che Recy Taylor sia morta nella consapevolezza che la sua verità, così come la verità di tante altre donne che in questi anni sono state tormentate, o che lo sono tuttora, sta venendo fuori. Oggi per me è un grande privilegio essere la prima donna nera che riceve questo premio.

E' stato un trionfo, per la conduttrice e attrice Oprah Winfrey. Sappiamo anche che è l'insaziabile dedizione verso la scoperta della verità assoluta che ci impedisce di chiudere un occhio davanti alla corruzione e all'ingiustizia. Su tiranni e vittime, su segreti e bugie.

Voglio dire che apprezzo la stampa più che mai perché cerchiamo di navigare in questi tempi complicati. La conduttrice, produttrice e filantropa più potente d'America, 63 anni, amica degli Obama con gli studi nel quartiere malfamato di Chicago, posta foto della sua quotidianità mentre raccoglie carote dal suo orto con il cestino provenzale, riceve amiche nelle sue lussuose ma non pacchiane dimore, si fa mettere in piega i capelli da ragazze che sembrano le sue migliori amiche e non parrucchiere pagate per farlo, sempre rilassata, sorridente, di casa, alterna foto dei suoi cani e dei suoi libri con più naturalezza di una ventenne, e se filtro c'è è sapientemente naturale. Sono particolarmente orgogliosa e ispirata da tutte le donne che si sono sentite abbastanza forti e sufficientemente motivate da parlare e condividere le loro storie personali. Ognuna di noi in questa stanza è celebrata per le storie che raccontiamo.

Quest'anno abbiamo fatto la storia. E' una storia che trascende ogni cultura, i confini geografici, la razza, la religione, la politica e il luogo di lavoro. Voglio esprimere la mia gratitudine per chi ha sopportato anni di abusi perché, come mia madre, aveva figli da crescere, conti da pagare, sogni da realizzare. Un caso su cui non è mai stata fatta giustizia. "Sono le donne i cui nomi non sapremo mai; lavoratrici domestiche e straniere, operaie, insegnanti, lavorano nei ristoranti e nella scienza e nella tecnologia, in politica e negli affari, atlete e soldati".