Gattuso a MTV: "Milan, diventiamo squadra. Volevo portare tutti a Dubai"

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"Sono l'ultimo problema. È normale che mi piacerebbe continuare, mi sento a casa mia, con ancora più responsabilità nei confronti del club rispetto a quando giocavo".

Intervistato da 'Milan TV', Gennaro Gattuso si è aperto parlando dei suoi primi cinque anni da tecnico: "Devo dire che questo mestiere offre più pressioni rispetto a quello di calciatore, allora mi divertivo sicuramente di più". In panchina sento più responsabilità, soprattutto quando sono a San Siro e le cose non vanno bene. "Ma allenare il Milan a 40 anni mi riempie di orgoglio". Non punto su un giocatore in particolare, ma sulla squadra: "quando c'erano Paolo Maldini o Alessandro Nesta, potevamo permetterci giocatori offensivi come Serginho e Cafu, oggi no, quindi dobbiamo giocare da squadra". Mia moglie mi dice che sono un pazzo da rinchiudere.

Di conseguenza, alle due capoclasse della classifica e non solo, il vulcanico mister guarda pensando ai due allenatori: "Cosa invidio ad Allegri?". Negli ultimi 50 giorni la squadra ha lavorato tantissimo: se a qualcuno di loro avessi chiesto di mettere gli scarponi forse lo avrebbe fatto.

La panchina, in realtà, non era un'idea fissa per "Ringhio": "Ho sempre vissuto alla giornata, nella vita sono arrivato sempre passo dopo passo". Sia in campo che fuori: "Nei ragazzi vedo senso di appartenenza e voglia di fare". Ripercorrendo 13 anni di Milan, non si può prescindere da certi nomi. Ancelotti, "non solo un allenatore, ma anche un amico e un papà". Sono in una grandissima società. Può succedere anche che fra tre anni mi scoccio e non alleno più. Quando inizio a non sentirmi bene con me stesso mi spengo come un cerino - sorride -. Ricordo le sconfitte, anche perché le vittorie ti davano energia Le sconfitte bruciavano, e servivano persone che ti dessero una mano per rialzarti. "Nei momenti di debolezza ci appoggiavamo a vicenda, tuttora abbiamo un rapporto incredibile".