Scoppiano le proteste sui social per i sacchetti a pagamento nei supermercati

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È intervenuta la politica e c'è stata anche l'immancabile fake news.

Soltanto l'Italia dal 1° gennaio di quest'anno, tramite un emendamento inserito nel decreto legge Mezzogiorno, ha deciso far pagare ai clienti i sacchetti sotto i 15 micron.

L'Italia ha recepito lo scorso agosto una direttiva comunitaria del 2015. Quelli che vengono usati per contenere frutta e verdura. Ipotizzando che ogni spesa comporti l'utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro). "E il problema delle buste usa e getta si può facilmente superare con una circolare ministeriale che permetta ad esempio l'uso e riutilizzo delle retine". La disinformazione viaggia sui social e quasi nessuno ha capito che 1 o 2 centesimi non ci cambiano la vita. Sia pure di due centesimi o tre a sacchetto.

Il ministro dell'Ambiente Galletti ha provato a smorzare le polemiche sui sacchetti biodegradabili a pagamento, rivelando che sta discutendo insieme al ministro della Salute sull'eventualità di consentire ai consumatori di portarsi sacchetti da casa. Tutti questi sacchetti devono essere pagati dal consumatore - cosa che avveniva anche prima solo che a differenza del passato ora il prezzo appare nello scontrino. Precisamente, alla direttiva Ue 2015/720. "Una scelta consapevole per il bene del pianeta e dei suoi abitanti". "E quanto all'accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un'azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio". La filiera della gestione del rifiuto biodegradabile è da rivedere, perché ancora sotto il controllo del Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) e a pochi impianti di compostaggio arriva il materiale compostabile in modo corretto. L'innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Il ministero dalla Salute, infatti, vieta sempre il riuso dei sacchetti per motivi igienico-sanitari.

L'Unione Nazionale Consumatori è decisamente critica sul provvedimento. Buona idea ma bisogna vedere se le dimensioni sono sufficienti per il bidoncino di casa. Tutti si sono abituati, tutti forse se lo sono dimenticato. Alla peggio, si poteva pretendere dai commercianti la trasparenza di far sapere dove si annida il ricarico. Anche il Codacons chiede al Ministero di intervenire su questo punto.

Il monopolio del settore è in mano ad una ditta chiamata Novamont, che ha inventato Mater-Bi, sacchetto biodegradabile con determinate caratteristiche ambientali: infatti, dietro all'introduzione del pagamento c'è anche il fattore ambientale, ovvero nel Pacifico esiste un'isola fatta di sacchetti dal nome Plastic Vortex.

Mio marito me l'aveva detto: pagheremo i sacchetti di frutta e verdura. Non si dice però che debbano essere biodegradabili: da quello che si capisce, uno Stato per mettersi in regola deve solo ridurre il consumo nei limiti stabiliti, anche se si continuano a usare sacchetti inquinanti. Li pagava il supermercato che poi se li faceva pagare con il prezzo dei prodotti.

Sufficiente, tutto ciò, a scatenare la "guerra" di cui all'inizio?

Chi non rispetta le nuove disposizioni sarà punito con multe che vanno dai 2500 ai 25.000 euro.