Ospedale "Bambin Gesù" di Roma: nuova operazione per separare due gemelle siamesi

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Hanno potuto conoscersi guardandosi negli occhi Francine e Adrienne, le gemelle siamesi provenienti dal Burundi separate all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Il percorso delle gemelline burundesi è stato messo in atto scrupolosamente dall'ospedale pediatrico della Santa Sede, impegnato da tempo in interventi di tipo umanitario: in questi ultimi anni, sono stati circa 100 i casi umanitari di cui si è occupato l'istituto sanitario "pro bono", ovvero con i costi totalmente a carico della struttura romana.

Posizionate schiena contro schiena, erano unite per la zona sacrale. L'operazione è stata realizzata all'ospedale Bambino Gesù di Roma da quattro equipe mediche, in tutto 25 persone, che si sono alternate per dodici ore in camera operatoria. Le neonate avevano in comune il midollo spinale, che correva dall'una all'altra senza interruzione, formando una sorta di V all'interno delle vertebre; il sacco durale (la membrana che riveste il midollo); la parte terminale dell'intestino retto, l'ano e lo sfintere. Alla preparazione dell'intervento, durata circa tre mesi, hanno lavorato medici e specialisti di cinque diverse aree (Neonatologia, Chirurgia plastica, Neurochirurgia, Anestesiologia e Rianimazione, Diagnostica per immagini).

Un evento eccezionale che conferma l'assoluta competenza dei medici dell'ospedale romano: le separazioni dei gemelli siamesi, infatti, sono molto delicate ed hanno un alta percentuale di fallimento (75% dei soggetti muore durante o dopo l'operazione). Ogni specifica fase è stata studiata e pianificata nel dettaglio attraverso l'utilizzo di stampe 3D, TAC e risonanze tridimensionali. E' dell'ottobre scorso l'intervento su Rayenne e Djihene, le piccole algerine unite per il torace e per l'addome.

"La sfida di quest'intervento è stata separare il midollo spinale senza sacrificare le varie radici nervose, ricostruire velocemente il sacco durale per evitare perdite di liquido cerebro-spinale e ricreare l'area ano-rettale, mantenendo integra la funzionalità dello sfintere", queste sono state le parole del Professore Bagolan. "Il nostro obiettivo prioritario, era garantire alle bambine la migliore qualità di vita possibile tenendo conto che torneranno a crescere in un'area geografica in cui i presìdi sanitari sono una rarità".