Scuola. Abilitati 55 mila diplomati magistrali. Cambiano le graduatorie

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L'ultima sentenza sui diplomati magistrali del Consiglio di Stato cambia verso alle sette precedenti e respinge l'inserimento dei diplomati nelle Graduatorie a esaurimento. Mentre per chi è già in ruolo, la situazione si fa complicata.

Ammesso e non concesso, dunque, che quel vecchio diploma fosse pienamente abilitante, ne doveva essere chiesta per tempo la valutazione ai fini dell'inserimento in graduatoria permanente/esaurimento.

A essere interessata è una platea di circa sessantamila persone che a colpi di sentenze amministrative nelle ultime stagioni erano state inserite "a pettine" nelle Graduatorie esistente.

L'Adunanza plenaria giunge a queste lapidarie conclusioni, passando prima attraverso la totale demolizione della sentenza n.1973/2015 emessa dalla VI sezione del Consiglio di Stato, ritenendola errata sotto svariati aspetti e rilevando, comunque, che la stessa non ha efficacia erga omnes, in quanto al DM 235/2014 non può essere riconosciuta natura normativa, quindi attraverso l'enunciazione del principio di diritto secondo il quale si sarebbe determinata una decadenza sostanziale e processuale, in quanto la presunta natura abilitante del diploma, non sarebbe stata "creata" nel 2014 in seguito al parere dello stesso Consiglio di Stato, avendo quest'ultimo semplice natura ricognitiva di una presunta natura abilitante riconosciuta direttamente dalla legge. E ha ordinato che "la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa"; in questo caso il ministero dell'Istruzione.

Ad agosto scorso risultavano inseriti nelle Graduatorie a esaurimento, complessivamente, 125 mila precari: 67.622 per l'infanzia e 57.369 per la primaria.

A questo punto l'unico scenario, al momento possibile, vede del tutto "salvi" dagli effetti di questa pronuncia solo i 2 mila "fortunati" che hanno ottenuto una sentenza già definitiva del Consiglio di Stato (o del Tar).

Uno degli avvocati in difesa dei docenti con diploma magistrale ha spiegato: "Quello che si profila è un licenziamento di massa, il più grande della storia italiana. Chi non è entrato nelle Gae non ci entrerà più, chi è già dentro tornerà nelle graduatorie di istituto". "Parliamo di precari che da numerosi anni permettono al servizio scolastico di funzionare" denuncia l'avvocato Michele Bonetti del sindacato Anief. Dopo una lunga battaglia le storiche precarie dell'infanzia oggi scrivono: "Un diploma da solo non basta per insegnare nella scuola pubblica, i bambini vanno messi al centro di ogni scelta".

I sindacati ricorrenti - non i confederali, che non si sono mai degnati di interessarsi alla sorte di docenti precari da anni, se non da decenni - ora annunciano la volontà di andare davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani.