Arrestato l'uomo dell'ambulanza della morte di Biancavilla

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Avrebbe ucciso tre persone anziane e malate, iniettando dell'aria nelle arterie mentre le trasportavano in ambulanza, per potere poi offrire ai familiari i servizi a pagamento di onoranze funebri ottenendo un "regalo" di 300 euro. Tre i casi accertati, uno l'anno dal 2014 al 2016. Le vittime sono una donna e un uomo molto anziani, e un 55enne deceduto nel 2015. A questo scopo nell'inchiesta sono finiti altri due barellieri che risultano indagati per episodi simili e a cui sono contestati gli stessi reati avvenuti su altre ambulanze. La Procura non ha voluto precisare la loro attuale posizione. L'arresto, emesso dal Gip di Catania, è stato richiesto della Procura locale, che sta conducendo un'inchiesta denominata 'Ambulanza della morte'.

Sono oltre 50 i casi all'attenzione della Procura distrettuale di Catania di decessi avvenuti tra il 2012 e il 2016 sul quale sono stati svolti accertamenti nell'ambito dell'operazione. Le "ambulanze della morte", secondo l'accusa, agivano infatti negli interessi del clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello e del clan Santangelo di Adrano. L'uomo è ritenuto vicino al clan Mazzaglia-Toscano-Tomasellò.

Secondo quanto ricostruito dal collaboratore di giustizia, i primi casi di "ambulanza della morte" sarebbero iniziati nel 2012. Secondo il collaboratore di giustizia, le morti avvenivano durante il trasporto dall'ospedale di Biancavilla a casa dei pazienti, dimessi perché in fin di vita.

"Si tratta di comportamenti che anticipano il decesso di persone gravemente malate, allo stato terminale, per profitto, per denaro, con disprezzo totale della vita umana e della dignità della persona", ha dichiarato procuratore aggiunto Francesco Puleio, che, col procuratore Carmelo Zuccaro e il sostituto Andrea Bonomo, ha coordinato le indagini dei carabinieri della compagnia di Paternò e del Reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Catania. "I malati non morivano per mano di Dio - aveva raccontato il pentito - ma solo per far guadagnare alla mafia 300 euro, invece di 30 o 50". Approfittando del momento di grande dolore proponevano l'intervento di un'agenzia di onoranze funebri che, sottolinea il testimone, "poi gli faceva un regalino", i 300 euro a salma appunto. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori. Il pentito sostiene che "erano i boss a mettere gli uomini sull'ambulanza" e che i "soldi andavano all'organizzazione".