Altra tegola sull'armatore Matacena, latitante a Dubai: sequestrato un tesoro milionario

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Entrambi, insieme al braccio destro di Matacena, Martino Politi, e alla storica segretaria, Mariagrazia Fiordelisi, stanno affrontando il processo, mentre da Dubai l'ex parlamentare di Forza Italia si dichiara "un perseguitato".

La Corte di Assise d'Appello di Reggio Calabria ha emesso un provvedimento di sequestro e confisca di beni nei confronti di Amedeo Matacena, politico e armatore italiano, ex parlamentare di Forza Italia alla Camera dei Deputati, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente in stato di fermo negli Emirati Arabi Uniti in attesa della definizione della pratiche di estradizione. Poi è rimasto coinvolto nelle indagini della Diae coordinate dalla Dda che hanno portato all'emissione diordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre che nei suoiriguardi, anche a carico di sua moglie Chiara Rizzo, perintestazione fittizia di beni, e dell'ex Ministro dell'InternoClaudio Scajola, per averlo aiutato a sottrarsi alla cattura.

Con ordinanza emessa nel giugno 2017, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura Distrettuale, ha confermato la sussistenza della pericolosità sociale qualificata di Matacena disponendo nei suoi confronti il sequestro di disponibilità finanziarie e di un immobile all'estero.

I giudici di Reggio Calabria della Corte d'appellodefiniscono Matacena non solo "socialmente pericoloso" ma anche il capo di un impero economico e finanziario "frutto di attività illecite e dei loro proventi". Oggetto di sequestro e confisca sono anche 25 immobili aziendali, oltre ad una grossa motonave di oltre 8.100 tonnellate di stazza, utilizzata per attività di traghettamento veicoli e passeggeri nello Stretto di Messina. Sono state confiscate in tutto dodici società sia in Italia che all'estero. Non a caso - hanno accertato gli uomini della Dia, che da anni gli stanno con il fiato sul collo - esiste "una oggettiva quanto marcata sproporzione" tra gli investimenti effettuati e i redditi dichiarati. Permette di presupporre che l'intero patrimonio non sia pulito e adesso è l'imputato che deve dimostrare il contrario. Matacena, già condannato definitivamente, nel 2014 a 3 anni di reclusione dalla Corte, era un politico di riferimento delle cosche reggine. Quasi tutte le società operano nel settore armatoriale, immobiliare e di edilizia.

Insomma, è uno strumento essenziale per i clan di Reggio Calabria, che grazie a lui sono arrivati a presentare le proprie istanze anche in Parlamento, da dove - secondo alcuni pentiti - il politico si sarebbe dedicato anche ad attaccare la magistratura reggina attraverso mirate interrogazioni.