MPS: ex vertici assolti in appello da ostacolo a vigilanza su Alexandria

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I giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Firenze hanno assolto gli ex vertici di Mps, imputati di ostacolo alla vigilanza in concorso per la ristrutturazione del derivato Alexandria, stipulato con banca Nomura. In primo grado erano stati condannati, a Siena, a tre anni e sei mesi e interdetti per cinque anni dai pubblici uffici. Mentre gli altri documenti consegnati dalla vecchia gestione di Mps alla Banca d'Italia erano, secondo l'accusa, insufficienti. In appello, il procuratore generale Vilfredo Marziani ribadì le richieste dei suoi colleghi che lo precedettero: sette anni per Mussari, sei per Vigni e Baldassarri.

Per questo motivi gli avvocati difensori durante il dibattimento in aula a Siena avevano chiesto ai giudici l'assoluzione con formula piena per tutti e tre i loro assistiti. Quell'accordo, ritrovato nel 2012 nella cassaforte dell'ex direttore generale, avrebbe contribuito - sempre secondo l'accusa - ad ampliare il già consistente buco in Mps creatosi dopo l'acquisto di Banca Antonveneta, operazione finita anch'essa nel mirino dei magistrati, questa volta però milanesi. "Era felice anche se estraneo alle accuse di aver ostacolato la vigilanza", è stato il commento a caldo dell'avvocato Pisillo. Il Tribunale di Siena in primo grado aveva condannato l'ex presidente Mussari, l'ex d.g. Il "mandate agreement", hanno sostenuto, era un contratto preparatorio mentre il "deed of amendment", che gli ispettori di Bankitalia conobbero, era un atto esecutivo e gli fu data esecuzione, quindi nulla è stato nascosto dell'operazione di Mps con Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria.