Italia, allarme povertà: ISTAT, 18 milioni di italiani a rischio

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"Una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie (riferito al 2015), ma anche un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale".

L'incidenza degli individui a rischio povertà, si legge nel report Istat, è aumentata dal 19,9% del 2015 al 20,6% del 2016, per non parlare poi della quota di persone che vivono in famiglie gravemente deprivate, salita dall'11,5% al 12,1%. Numeri che, scrive l'Istituto di statistica, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 "ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale - precisamente pari a 18.136.663 individui - è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto". Si stima infatti che il 46,9% degli abitanti sia a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 25,1% del Centro, 21,0% del Nord-ovest e il 17,1% del Nord-est.

Per quanto riguarda il capitolo redditi, l'Italia presenta una disuguaglianza maggiore rispetto alla media dei Paesi europei.

Tuttavia, si evidenzia, la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata.

Più esposti al rischio di povertà/esclusione sociale, come spesso accade, sono gli italiani residenti al Sud, mentre sul fronte della composizione familiare, a preoccupare l'Istat sono sia i nuclei con oltre 5 componenti (il rischio sale dal 31,6% al 34,9%), sia quelli con uno o massimo due componenti (il rischio vola dal 22,4% al 25,2%). Distribuzioni di reddito più diseguali di quella italiana ci sono in altri paesi dell'area mediterranea, come Portogallo, Grecia e Spagna, mentre distribuzioni di reddito più eque ci sono in Slovacchia e in Slovenia, come pure in Repubblica ceca, Finlandia e Belgio.

Il quadro restituito dall'Istat allarma i consumatori. In pratica, il reddito totale dei più benestanti è pari a 6,3 volte quello dei meno abbienti. "Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro".