Famiglia di Dj Fabo con Cappato, la destra per il NO DAT

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I pm hanno anche chiesto e ottenuto di acquisire al dibattimento una copia del codice penale svizzero, una brochure e una serie di fotografie della clinica, "il certificato del dottor Veneroni sulla dimissione dal reparto di unità spinale" di Dj Fabo, "un certificato del dottor Veneroni sulla sua patologia", la certificazione clinica con l'anamnesi, le indicazioni delle terapie che Antoniani assumeva e le posologie dell'assunzione dei farmaci. Anche i legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola hanno citato la mamma e la compagna di Antoniani e il medico Mario Riccio, che staccò la spina a Piergiorgio Welby.

Un'udienza toccante, difficile per tutti, quella che si è tenuta oggi nei confronti del segretario dell'associazione Luca Coscioni, il radicale Marco Cappato, accusato di aver aiutato Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo a morire in una clinica in Svizzera.

Oggi è iniziato il processo che vede imputato Marco Cappato.

Tuttavia mentre da una parte l'opinione pubblica chiede l'approvazione di una legge sul biotestamento, dall'altra gli esponenti del fronte parlamentare contrario alla legge sul fine vita e del movimento della famiglie italiane "Family day", sono pronti a far battaglia contro il DAT. Lega Nord, Fratelli d'Italia e Forza Italia domani, martedì 5 dicembre, alle ore 12,30, terranno una conferenza stampa a Roma presso la Sala Nassiriya del Senato, per spiegare nel dettaglio le ragioni del "No" al ddl che dovrebbe essere calendarizzato prossimamente in aula al Senato. Lo disse subito alla madre: "Io voglio che tu accetti questa cosa mamma, io voglio morire". Perché Fabo era "vita all'ennesima potenza".

'Speriamo che sia la volta buona per avere una legge sul biotestamento. "Non voleva morire soffocato interrompendo le cure", ha aggiunto. Ha raccontato che la cosa per lui più insopportabile era quella di non vedere più ("altrimenti credo non avrebbe deciso di morire"), ha parlato della "speranza" che ha avuto anche dopo l'incidente di tornare più vicino possibile alla vita che conduceva prima, quando in India provò la "terapia delle staminali" che poi non funzionò, e poi del periodo finale in cui decise di "mollare". Per lui, ha detto la donna, "la libertà era un valore importante e se con la sua scelta e con la sua battaglia pubblica e anche mediatica fosse riuscito a smuovere qualcosa ne sarebbe stato contento". "Mi disse: "Tu saprai dove trovarmi, io torno ad essere energia nell'universo". E a lei diceva: "Per me la vita è qualità, non quantità e io sto sopravvivendo di quantità". "Mio figlio ha lottato tanto per questo".