Malagò, non si risolve tutto con un nome

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"Ma non ho proprio idea di cosa voglia fare da grande".

Parole che arrivano dopo le dimissioni, queste non a sorpresa, di Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, oggi al lavoro su tre ipotesi: una poltrona da presidente nella Lega serie A (anche se l'ipotesi è molto difficile), una in quella della Lega Nazionale Dilettanti, spaccata dopo le sue dimissioni (una candidatura non facile, ma il dirigente di Ponte Lambro ha ancora un buon 30-40% di "fedelissimi"), ed una sicuramente più tranquilla da senatore della Repubblica (con Forza Italia, o meglio ancora con la Lega Nord, nella prossima legislatura). Perché io non tifo per nessuno, non ho nessun nome. Le caselle da riempire sono molte. Le Federazioni in difficoltà e quelle più meritevoli che, alla prova dei fatti, hanno ottenuto i risultati più importanti nel 2017. Malagò ha, però, poi tenuto a sottolineare che "la situazione del calcio non è semplice, mi sembra sotto gli occhi di tutti. Io sono molto sereno, non è mio interesse commissariare, ma se ci sono i presupposti è un dovere farlo". Io farei un discorso dicendo che, senza che nessuno debba strumentalizzarci, forse avere un supporto terzo per aiutarci non mi sembrerebbe una cosa sbagliata. Non lo so, ma a che titolo lo avrebbe chiamato? Non so chi potrebbe promettergli qualcosa. "Al momento ha un contratto con il Bayern Monaco, credo scada il 30 giugno - ha aggiunto il numero uno dello sport italiano parlando ai microfoni della trasmissione 'Circo Massimo' su Radio Capital -". Spero non sia successo. Il Coni non può, non deve e non vuole intervenire sulla Lega, il Coni aspetta solo di sapere se la Figc può andare a elezioni nei 90 giorni previsti. Gli stessi presidenti non si sa chi sono, si vedono a stento per le partite, ci sono manager che li rappresentano. In Corea del Sud e a Pyeongchang, dal 9 febbraio al 25 febbraio 2018 si terranno i Giochi olimpici Invernali.