Renzi da Macron: unità contro i populismi

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Un faccia a faccia informale al termine del quale non è stata rilasciata alcuna dichiarazione, ma i rispettivi staff lasciano filtrare che oltre alla cordialità si sia parlato molto di Europa, della sua riforma, e di come battere i populismi che insidiano l'Unione. Le difficoltà nell'azione di governo alla Regione, le solite lotte intestine al partito, acuite anche da contrapposte visioni sulla sanità, e infine l'"Opa" che anche in Calabria l'Mpd dello "scissionista" Bersani ha lanciato sui molti "delusi" del Pd sono tutti fattori che preoccupano. Il giorno dopo la conferma, con Mpd e Sinistra italiana che avevano declinato l'invito rilevando l'incompatibilità "culturale" con l'attuale Pd. Perciò non servono né "pontieri", né "padri" più o meno nobili, né "garanti" di patti inesistenti: servono programmi atti a realizzare politiche diverse ed alternative - a cominciare da quelle fiscali - rispetto a quelle degli ultimi anni: quando e se il Pd se ne renderà conto e sarà effettivamente disponibile se ne potrà riparlare. Soprattutto ora che si staglia, sempre più concreta, la figura di Pietro Grasso quale suo candidato e leader.

Nel frattempo sabato 25 novembre al Museo del Territorio a partire dalle 9.30, si svolgerà l'assemblea provinciale che eleggerà i delegati chiamati a partecipare a Roma, domenica 3 dicembre, all'assemblea nazionale della lista unica di sinistra. Tutti e tre sono dunque fuorisciti dal Partito Democratico: Comoglio ne è stato anche capogruppo (e ricoprirà lo stesso ruolo in Mdp) e a luglio è stato in predicato di diventare assessore. L'ex leader è intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5 per ribadire il suo pensiero: "Io non ho nessuna chiusura, vengano, stiamo facendo una cosa di sinistra e civica che sarà dentro a un sistema che non è maggioritario, qui non saranno i cittadini a scegliere il Governo, sarà il Parlamento, quindi ognuno voterà dove lo porta il cuore - ha detto Bersani -". Bisogna ripulirla, quella cosa. C'è uno sforzo da fare per impedire che vinca una destra che ha tratti illiberali e a volte inquietanti e che dovremmo contrastare con l'unità di tutte le forze progressiste. Non c'era? Quello non perde il posto di lavoro. "Questa destra - aggiunge Orlando - non è quella del '94, e neppure quella che ha vinto le elezioni nel 2008".