Ex generale suicida: "Mi sento in colpa per le vittime di Rigopiano"

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È morto suicida l'ex generale dei Carabinieri che nei suoi ultimi anni di carriera ebbe a che fare molto da vicino con una tragedia immane come quella dell'Hotel Rigopiano: era il 18 gennaio 2017 quando dopo una intensa nevicata e dopo alcune forti scosse di terremoto in centro Italia, l'Hotel Rigopiano - ex rifugio e unico albergo della frazione del comune di Farindola (Pescara, Abruzzo) - è stato investito da una enorme valanga di neve e detriti proveniente da una linea di cresta del Monte Siella. "Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Ora il mio pensiero va alla famiglia di Guido e a quelle delle vittime di Rigopiano che meritano un rispetto assoluto".

Conti entra poi nel merito, specificando: "Non per l'albergo, di cui non so nulla, ma per l'edificazione del centro benessere, dove solo poi appresi non esserci state vittime. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore", dice un familiare di Conti. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: "Potevo fare di più": scrive, come riporta Adnkronos, l'ex generale trovato morto due giorni fa a Sulmona. Il suo gesto estremo sarebbe stato dettato dal senso di angoscia e di colpa che Guido Conti si portava dietro proprio dal momento della tragedia e che lui stesso aveva ammesso di non riuscire a superare in una lettera indirizzata alla famiglia.

Gli inquirenti continuano ad indagare per dare ai magistrati un quadro certo sulla morte di Conti. Alla guida di una Smart, Conti si è diretto sulla strada verso il Morrone. Potrebbe anche averne spedita una terza a un destinatario sconosciuto, visto che agli investigatori risulta aver acquistato tre fogli e tre buste. Chi lo conosce, chi lo aveva amico sul social network, sa quanta cura riservasse alle sue riflessioni, quanti mi piace ricevesse, quanta precisione utilizzasse nei suoi scritti, nella ricerca di immagini anche storiche che raccontavano il suo attaccamento al corpo Forestale dello stato, che vide impegnato anche suo padre, come amava ricordare.

Andato in pensione dal corpo forestale Conti, 58 anni, aveva cominciato a lavorare in Basilicata per la Total, multinazionale del petrolio che ha un impianto in Val d'Agri. Si era però licenziato da poco. Subito, sul posto, si sono recati i carabinieri e il sostituto procuratore Aura Scarsella. Due lettere trovate dopo la sua morte, una indirizzata all'ex premier Matteo Renzi in cui il generale difendeva il Corpo forestale contro l'accorpamento nell'Arma deciso dal Governo. La macchina è stata posta sotto sequestro, assieme alla pistola e alle lettere. "Senza battermi fino in fondo".