Mafia: blitz nell'enclave di Cosa nostra, 17 arresti a Palermo

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Un importante cambiamento culturale, seppur limitato a dei casi ancora isolati pur tuttavia sempre più in crescita; per la mafia di Borgo Vecchio e, in generale, del centro di Palermo si è trattato senza dubbio di un duro colpo.

L'indagine ha anche portato alla luce i responsabili di una sparatoria avvenuta ben due anni fa, la sera del 4 marzo 2015: coinvolti Giuseppe e Domenico Tantillo, all'epoca ai vertici della cosca, e i componenti della famiglia di Francesco Russo che, dal 2006 al 2008, aveva retto l'organizzazione e intendeva, di fatto, riprenderne le redini. Per gli altri, che hanno negato persino l'evidenza, si profila l'iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. E del resto, da questa operazione è emerso come il racket del pizzo continui a essere una delle principali forme di guadagno di Cosa nostra.

Grazie al ritrovamento di questo libro mastro, sono stati ricostruiti 14 imposizioni a imprenditori e commercianti che si trovano nella zona del Borgo Vecchio, proprio nel cuore della città, martoriati e costretti al versare l'odiosa gabella.

Il nuovo reggente del clan.

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Sotto sequestro cinque attività commerciali riconducibili a Cosa nostra e nelle quali era stato investito denaro di provenienza illecita.

Le indagini hanno altresì evidenziato il ruolo che era arrivato a ricoprire all'interno del clan Elio Ganci.

Il predetto si avvaleva di BONANNO Fabio, D'AMICO Salvatore, MICELI Luigi e CANFAROTTA Domenico, delegati a curare, mediante l'ausilio degli altri arrestati, il sostentamento economico ai familiari dei detenuti, le attività estorsive ed il controllo della piazza di spaccio nel territorio di competenza mafiosa: tutte attività necessarie a trarre illeciti profitti e ad avere il capillare controllo del territorio.