F1: Paradise Papers, coinvolto anche Lewis Hamilton

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È comparso pure il nome di Lewis Hamilton nei Paradise Papers, le carte riservate sulle società offshore usate per aggirare il fisco rivelate da un'inchiesta del consorzio giornalistico internazionale Icij.

È importante sottolineare che le attività off-shore non sono sinonimo di illegalità, come spesso si pensa erroneamente, ma sono semplicemente società che hanno deciso di spostare la sede legale in paesi diversi da quelli in cui operano o, se si tratta di persone, in cui risiedono stabilmente. I milioni e milioni di dati analizzati potrebbero quindi presentare degli illeciti ma nella maggior parte dei casi si tratta di indicazioni specifiche degli investimenti e delle scelte speculative di personaggi pubblici. Indispensabile per la nuova riuscita del progetto, spiega il Guardian, sono stati gli avvocati in grado di gestire operazioni sul filo della legalità senza mai sconfinare nell'illegalità, e un entourage di lobbisti influenti nel mondo della politica, per evitare che quest'ultima si interessi troppo da vicino di tali investimenti.

In particolare Hamilton si sarebbe fatto rimborsare 3,3 milioni di sterline d'Iva (Vat) sull'acquisto di un jet privato, trasferito fiscalmente sull'Isola di Man nel 2013.

Ironico come sia proprio questo l'oggetto di scandalo, un aereo diventato simbolo del pilota stesso e della sua passione per la velocità ma allo stesso tempo anche esempio del suo gusto esuberante e del carattere carismatico.

A fare gli interessi di Hamilton sarebbe un team di consulenti professionisti che lo hanno rassicurato a proposito.