Stragi mafiose del '93, Silvio Berlusconi indagato

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Si avvicinano le elezioni e il leader del Centrodestra, Silvio Berlusconi si ritrova nuovamente indagato - questa volta dalla procura di Firenze - con l'accusa di essere il mandante occulto (insieme all'ex senatore Marcello Dell'Utri, attualmente detenuto a Rebibbia) degli attentati mafiose del 1993, che colpirono Firenze (con la strage di via Georgofili) Roma (nel mirino il Vicariato a San Giovanni, la chiesa del Velabro e Maurizio Costanzo) e Milano. "Lui voleva scendere, però in quel periodo c'erano i vecchi - avrebbe insistito Graviano - lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa". La procura di Firenze ha ottenuto dal gip la riapertura del fascicolo, archiviato nel 2011, e ha delegato nuovi accertamenti alla Dia.

I nomi dell'ex premier e dell'ex senatore Dell'Utri, anche di lui (in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa) parlerebbe Graviano nelle intercettazioni, sono stati iscritti con intestazioni che dovrebbero coprirne l'identità, come nelle precedenti inchieste sui presunti mandanti nascosti delle stragi. Era il 10 aprile dell'anno scorso, le telecamere della Dia spiavano il braccio del 41 bis del penitenziario di Ascoli Piceno. "L'impressione è che a venticinque anni dalle bombe, sia ancora tutto fermo a un quarto di secolo fa - è il commento di Attilio Bolzoni -".

Il boss, infatti, è stato intercettato dai pubblici ministeri di Palermo che fanno parte del processo rinominato "Trattativa Stato-Mafia". "Graviano non dice Berlusconi, ma bravissimo", sostiene il legale di Dell'Utri, Giuseppe Di Peri, e i suoi esperti sostengono questa versione. Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Graviano era stato anche convocato per fornire spiegazioni riguardo a quella chiacchierata con Adinolfi ma aveva preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. "Per cosa? Per i soldi, perché ti rimangono i soldi.". Parole che il legale difensore di Berlusconi, l'avvocato Nicolò Ghedini, bolla come "illazioni e notizie infamanti prima del voto, non avendo mai avuto alcun contatto il presidente Berlusconi né diretto né indiretto con il signor Graviano".