Legge elettorale, D'Alema contro Gentiloni: "Un bugiardo come Renzi"

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Massimo D'Alema senza esclusione di colpi. Il quale, dopo aver lanciato il "siluro" della mozione con cui la maggioranza chiedeva alla Camera discontinuità a Palazzo Koch per la mancata vigilanza nelle recenti crisi bancarie, non sembra per nulla intenzionato a mollare la presa: da una parte dice che rispetterà la scelta di Gentiloni, dall'altra ribadisce il suo giudizio negativo sul mandato appena concluso di Visco, facendo intravvedere una pericolosa campagna elettorale all'insegna dell'attacco al governatore, complice anche la commissione di inchiesta sulle banche che ha appena iniziato i suoi lavori e che i renziani (in primis i membri della commissione Matteo Orfini e Andrea Marcucci) hanno intenzione di utilizzare proprio in funzione anti-Visco. Solo a settembre il consigliere economico di Renzi e responsbaile del programma del Pd Tommaso Nannicini escludeva un rinvio che avrebbe messo a repentagio il delicato equilibrio dei conti pubblici. Quindi sentenzia: "Il leader del Pd ha sfasciato il centrosinistra e il suo partito, al di là di ogni negativa previsione".

Già nella serata di ieri il segretario dem in collegamento con Porta a porta dal treno Direzione Italia fermo nella stazione di Benevento, aveva espresso lo stesso concetto: "Se il presidente del Consiglio decide di confermare Visco io non lo condivido, ma andiamo avanti lo stesso". Dalla discussione sulla legge elettorale il premier "ne esce profondamente ridimensionato sul piano della sua qualità di statista".

L'ex Pd affronta poi la delicata questione Bankitalia. E ancora: "Ed è forse quello che Renzi voleva - aggiunge -: era indispettito dalla maggiore credibilità di Gentiloni". E invece "in modo rozzo e propagandistico" Renzi "ha reso di fatto obbligatoria" la riconferma di Visco.

Insomma la lacerazione, politica e istituzionale, fra la Banca d'Italia e il primo partito di maggioranza è destinata a non rimarginarsi, semmai ad aggravarsi. Infine, a proposito del presidente del Senato Pietro Grasso, che ieri è uscito formalmente dal Partito Democratico: "Grasso in Mdp?". "Il nome che verrà dato oggi avrà tutto il nostro rispetto istituzionale - ha chiarito - ma in questi anni Bankitalia è stata un punto di debolezza del sistema, non si può far finta di non vedere su Mps e a Vicenza".