Il web si mobilita per una bimba leucemica, già trovati i donatori

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Elisa, di Pordenone, ricoverata al "Bambino Gesù" di Roma, potrebbe avere poche settimane di vita se non si troverà un donatore di midollo osseo compatibile.

Altri personaggi hanno contribuito alla ricerca del profilo del donatore: tra gli italiani non si sono tirati indietro Umberto Tozzi, Fausto Leali, l'attore e conduttore Paolo Ruffini, il cantante Paolo Conte e il calciatore del Sassuolo Francesco Acerbi, che si sono sottoposti ai prelievi di sangue. "È sufficiente un semplice tampone salivare oppure un prelievo e il successivo inserimento nella banca dati come possibile donatore di midollo osseo" specificano i gestori della pagina. La precisazione arriva dal centro nazionale trapianti assieme al Registro Ibmdr (Registro italiano donatori di midollo osseo), d'intesa con le associazioni Admo e Adoces, e all'ospedale Bambino Gesù dove la bambina è in cura, in seguito alla mobilitazione in corso sulla Rete e sui social network, lanciata dai genitori. Così è iniziata la battaglia e, accanto alla famiglia in questa dura lotta, c'è anche l'associazione donatori midollo osseo del Friuli Venezia Giulia e tanti sodalizi locali che stanno cercando di fare l'impossibile per aiutare la piccola Elisa. In Italia è necessario avere un'età compresa tra i 18 e i 35 anni e 364 giorni, quindi non aver ancora compiuto il 36° anno, godere di buona salute e non essere affetti da patologie trasmissibili. La ricerca sta comunque andando avanti per trovarne uno con la compatibilità più elevata possibile. "Le condizioni cliniche della bambina - hanno fatto sapere i medici in una nota - attualmente in trattamento farmacologico, sono stabili e non richiedono un trapianto di cellule staminali emopoietiche in condizioni di urgenza; come previsto dai protocolli clinici, in questo intervallo di tempo si è già proceduto a ricercare dei potenziali donatori". Tutti hanno chiesto ai loro fan di mettersi a disposizione e di cercare una persona compatibile per salvare Elisa.

"La struttura presso cui la bimba è in cura risulta uno dei centri pediatrici a livello nazionale e internazionale con maggiore esperienza in questa particolare procedura", prosegue la nota.

La nota sottolinea che "la donazione è un gesto di solidarietà e responsabilità civile, che auspichiamo possa entrare nella quotidianità delle nuove generazioni, a vantaggio di chiunque ne abbia bisogno, e non come gesto finalizzato al singolo paziente".