Etichetta del pomodoro, "Tutela importante"

Regolare Commento Stampare

Lo ha reso noto il 21 ottobre 2017 una nota inviata alla stampa del Mipaaf. Le confezioni dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il nome del Paese di coltivazione del pomodoro e quello di trasformazione.

"Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata". Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, la dicitura: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Le dichiarazioni di Martina "Rafforziamo il lavoro fatto in tema di etichettatura in questi mesi - ha dichiarato Martina - Come ho ribadito al Commissario europeo Vytenis Andriukaitis crediamo che questa sceltavada estesa a livello europeo, garantendo la piena attuazione del Regolamento europeo 1169 del 2011". In particolare, l'obbligo di indicare l'origine del grano duro utilizzato per la pasta ha sollevato molti malumori: l'Aidepi ha già annunciato ricorso al Tar contro una norma che ritiene "fatta male perché non è per la trasparenza e non è di stimolo a migliorare la qualità". Soddisfatta sia l' Associazione degli industriali delle conserve che la Coldiretti.

Bologna - Con la firma sul decreto del ministro all'Agricoltura, Martina, e dello Sviluppo economico, Calenda, diventa obbligatoria l'etichettatura per tutti i derivati del pomodoro. "In sostanza i pomodori di provenienza cinese rappresentano circa il 15% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco". "L'indicazione di origine in etichetta completa il percorso già avviato dalle aziende Anicav in materia di trasparenza e sicurezza alimentare, rendendo obbligatorio ciò che volontariamente, nella quasi totalità dei casi, le imprese già fanno indicando sull'etichetta la provenienza italiana del pomodoro".