Rubi le caramelle in azienda? Licenziato…La sentenza shock della Cassazione

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Il fatto risale al 2009, quando l'uomo venne trovato in possesso di una merce del valore inferiore ai 10 euro. L'uomo incastrato dall'allarme antitaccheggio.

Il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, dopo che sia il tribunale che la Corte d'Appello di Napoli avevano confermato la legittimità il licenziamento. Ma, in assenza di prove, non fu creduto. Il dipendente, infatti, lamentava la sproporzione del provvedimento rispetto al valore della merce rubata, di appena 9 euro e ottanta centesimi.

Doglianze, queste, respinte dalla Suprema corte - sentenza n. 24014 del 12 ottobre 2017 - la quale ha condiviso il giudizio valoriale formulato dai giudici di merito in ordine alla gravità della condotta contestata nonché alla proporzionalità della sanzione espulsiva.

Anche la Cassazione, però, ha dato ragione al supermercato, ritenendo che "il comportamento fraudolento" avesse minato il rapporto di fiducia tra il dipendente e l'azienda. Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, è venuto meno in maniera irreversibile il rapporto fiduciario fra il dipendente ed il datore di lavoro.

E così, oltre a non aver riottenuto il lavoro, l'ex dipendente è stato pure condannato a pagare le spese di giudizio in Cassazione, per oltre 3.500 euro.