Alle scuole medie non si torna a casa da soli

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"La sicurezza prevale sull'autonomia e andare a prendere i figli dodicenni a scuola non li trasforma certo in bamboccioni: gli spazi dell'autonomia sono altri", spiega all'Adnkronos Salute il pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta, che però inviata le istituzioni a non lasciare soli i genitori e a 'lavorare' per mettere a punto strategie in grado di consentire ai ragazzi di muoversi senza correre rischi. Gli studenti vanno avanti con la protesta contro le storture del progetto di alternanza scuola lavoro che si sono verificate negli anni di partenza del progetto. La circolare viene in seguito a una sentenza della Cassazione dello scorso maggio che condannava scuola e Miur per la morte di uno studente finito sotto lo scuolabus 15 anni fa. Il richiamo è al Codice penale, secondo il quale per i minori di 14 anni è prevista una "presunzione assoluta di incapacità" e dunque "chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni". Ci sono scuole che hanno fatto firmare ai genitori un modulo che indichi le capacità di autonomia dei propri figli, cosicché siano loro a determinare se potranno uscire o meno da soli, e ci sono dirigenti scolastici che accompagnano personalmente i ragazzi alla fermata dell'autobus. Le liberatorie scritte dai genitori a poco servono, infatti non hanno nessun valore legale e, anche in questo caso, sarebbero i professori a venir puniti. In caso non si presenti nessuno, il Preside potrebbe addirittura chiamare la Polizia.

Daniele Novara, famoso pedagogista interpellato più e più volte dal Corriere della Sera per le questioni riguardanti i minorenni, ha commentato: Un'idea balzana dettata dalla paura, dalla mancanza di responsabilità pedagogica e dalla burocratizzazione della scuola. In Italia solo una piccola parte (il 30%) degli alunni delle scuole medie fa il ritorno a casa non accompagnato da un genitore. La rete nazionale degli studenti passa alle controproposte: "Se ancora si vuole parlare di Alternanza vogliamo, come proposto da tutti gli studenti italiani, uno statuto che ci garantisca la gratuità e la qualità dei percorsi di Alternanza e un "codice etico" da imporre ad ogni azienda per tutelare la nostra figura e la nostra dignità in genere".

"Ma non solo - continuano i ragazzi - scendiamo in piazza perché le nostre scuole, strade e piazze sono diventate luoghi di controllo: dalle telecamere di sorveglianza ai cani antidroga in classe".