Ilva, sciopero dei lavorati. Calenda: "Proposta dell'azienda irricevibile"

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Il ministro dello Sviluppo economico Calenda ha rinviato infatti l'incontro in programma giudicando irricevibili le proposte del gruppo sulle questioni che riguardano il salario e l'inquadramento dei lavoratori.

L'azienda quindi dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. "Non c'è nessun garanza per i lavoratori" ha precisato il ministro, davanti a un progetto che prevede 4 mila esuberi su scala nazionale, di cui 3 mila nella sola Taranto (su 10.500 dipendenti diretti), oltre alla rinuncia per chi rimane di quanto maturato negli anni di servizio e la riassunzione con i nuovi contratti a tutele cosiddette crescenti, senza lo scudo dell'articolo 18 contro il licenziamento, previsti dal Jobs Act. Una mossa, quella del governo, che spiazza completamente Arcelor Mittal che, in una nota a qualche ora dalla fine del confronto, esprime tutta la sua delusione, "siamo arrivati al ministero dello Sviluppo economico pronti a iniziare in buona fede i negoziati con i sindacati di Ilva", e si difende. Calenda ha poi precisato che "finché l'investitore non sarà chiaro sugli impegni presi il tavolo non sarà riaperto". L'offerta - ha ricordato il gruppo guidato da Emma Marcegaglia - prevedeva un costo del lavoro medio di 52mila euro, che ora scenderebbe a 50mila: "in pratica, la flessibilità ad aumentare il numero di assunzioni non comportava la disponibilità a mantenere la stessa cifra del costo del lavoro". "Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti", ha dichiarato il ministro.

Secondo Maurizio Landini, segretario confederale Cgil, la sospensione del tavolo "deve portare Am Investco a cambiare il piano industriale, dando garanzie di investimento". Per il colosso dell'acciaio il raggiungimento di un accordo "in un tempo ragionevole" è importante perché, "una volta chiusa la transazione", si possano far partire i piani di investimenti. Intanto, dopo la sospensione del tavolo, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno deciso di convocare per oggi un nuovo Consiglio di fabbrica "per decidere ulteriori mobilitazioni".