Il lavoro nero è sempre più nero

Regolare Commento Stampare

Nel 2015, l'economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) vale circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil. Inoltre, per composizione l'Istat ha rilevato sull'economia non osservata delle modifiche significative a partire dalla componente riguardante la sotto-dichiarazione che è scesa rispetto al 2014 di circa due punti percentuali attestandosi al 44,9%. Sale invece al 37,3% il valore aggiunto legato all'impiego del lavoro irregolare. Più staccate in termini percentuali le componenti riguardanti le attività illegali, che pesano per l'8,2% dell'economia non osservata, sempre su dati del 2015, e poi il 9,6% che è riconducibile a varie voci, dalle mance ai fitti in nero e passando per l'integrazione domanda-offerta. Nel 2015 le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 724 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 651 mila), in aumento sull'anno precedente (rispettivamente +57 mila e +56 mila unità). Il tasso di irregolarità sul totale delle unità di lavoro è è pari al 15,9% (+0,2 punti rispetto al 2014) e tocca il 47,6% nei servizi alla persona. La risposta a questa domanda è in linea con le tendenze degli anni passati. Le dichiarazioni inferiori al dovuto hanno - sul complesso del valore aggiunto - un peso maggiore nei Servizi professionali (16,2% nel 2015), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle Costruzioni (12,3%). Quel che maggiormente consente la diffusione del sommerso, annotano però dall'Istituto, non è tanto la tipologia di bene o servizio prodotto quanto la caratteristica del mercato di riferimento: quando il proprio target sono le famiglie consumatrici, come accade nel commercio o nella ristorazione, c'è maggiore incidenza del sommerso rispetto a quel che accade quando il mercato di riferimento è costituito dalle imprese.

Di gran lunga, l'attività del traffico di stupefacenti è quella più rilevante, visto che il valore aggiunto si attesta a 11,8 miliardi (11,6 miliardi del 2014), poco meno del 75 per cento del valore complessivo, mentre i consumi - anch'essi in crescita - sono stati pari a 14,3 miliardi. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell'insieme delle attività illegali) e consumi per circa 4 miliardi di euro. Per l'Istat l'indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, si è mantenuto sostanzialmente costante, con un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi.