Gli Stati Uniti lasciano l'Unesco: "Troppo anti-israeliana"

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"Questa decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni degli Stati Uniti per l'arretratezza dell'Unesco, la necessità di una riforma fondamentale nell'organizzazione e tiene conto della sua perenne posizione anti-Israele", ha affermato il dipartimento di Stato, aggiungendo che gli Stati Uniti cercheranno di "rimanere impegnati come stato osservatore non membro per contribuire alle opinioni, le visioni e le competenze dell'organizzazione".

Washington - Gli Stati Uniti si sono ritirati dall'Unesco.

"Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall'Unesco, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di stato americano, Rex Tillerson", si legge in un comunicato della direttrice generale dell'Organizzazione con sede a Parigi, Irina Bokova.

Già nel 1984 l'amministrazione Reagan decise di lasciare l'organizzazione, durante la Guerra Fredda, a causa della sua presunta propensione per l'Unione Sovietica. Sei anni fa Washington ha deciso di tagliare oltre 80 milioni di dollari all'anno per l'agenzia, circa il 22% dell'intero budget dell'Unesco, proprio in seguito alla decisione di far entrare la Palestina nell'organizzazione. Gli Stati Uniti avevano smesso di finanziare l'Unesco dopo la sua decisione di includere la Palestina come membro nel 2011, pur decidendo di mantenere il proprio ufficio nel quartier generale di Parigi per cercare di continuare ad avere un peso politico sulle sue decisioni.

Bokova ha aggiunto che la decisione Usa ha segnato una perdita per il multilateralismo e per la famiglia delle Nazioni Unite. "Il compito dell'Unesco non è finito e continueremo ad andare avanti per costruire un 21/o secolo più giusto, più pacifico e più equo, e per questo l'Unesco ha bisogno dell'impegno di tutti gli stati".