Iran, Trump verso la disdetta dell'accordo con il nucleare

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Se gli Usa si smarcheranno dall'accordo metteranno poi in grande difficolta' i loro alleati occidentali.

Entro il 15 ottobre gli Usa devono certificare se Teheran stia o meno rispettando l'accordo: precisamente Trump deve riferire al Congresso se Teheran rispetta l'intesa e se ritiene che questa sia nell'interesse degli Usa.

È infatti molto probabile che, se dovessero essere fornite prove adeguate nella valutazione del rispetto dell'accordo da parte dell'Iran, la maggioranza repubblicana possa appoggiare la decisione di Trump. Lo scrive il Washington Post, riferendo che il presidente Usa, in un discorso previsto per il 12 ottobre, annuncerà che intende "invalidare" l'accordo internazionale, sostenendo che esso è in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti.

Donald Trump è pronto a revocare l'accordo nucleare con l' Iran.

La Casa Bianca, tuttavia, scrive ancora "Washington Post", è di parere diametralmente contrario. Sarebbe il primo passo verso il ripristino di sanzioni statunitensi contro Teheran. A quel punto, in caso di bocciatura da parte del Presidente, il Congresso ha 60 giorni per valutare i passi successivi, decidendo ad esempio, se imporre nuovamente le sanzioni a cui Washington aveva rinunciato in virtù dell'accordo. Per il quotidiano, gli esperti del tema avvertono che i piani non sono impostati e potrebbero cambiare. Lo ha ripetuto oggi a Roma anche il capo dell'Agenzia atomica iraniana (Aeoi) intervistato dalla tv pubblica iraniana (Irib), ammonendo che "se gli Usa lasciano l'accordo sul nucleare e gli altri fanno altrettanto, l'accordo sarà finito" ma precisando che "se lo faranno solo gli Usa, il nostro comitato di monitoraggio dell'accordo prenderà una decisione in proposito". Anche la Ue l'ha ripetutamente difesa. Nell'amministrazione Usa non mancano le divergenze. Sempre secondo il giornale diretto da Martin Baron, Trump dovrebbe tenere un discorso il 12 ottobre per enunciare una strategia relativa a terrorismo e instabilità in Medioriente: durante questo discorso dovrebbe aprire alla possibilità di modificare l'intesa del 2015, ma si asterrà dal raccomandare al Congresso la reimposizione delle sanzioni. I falchi sono invece capitanati dal direttore della Cia, Mike Pompeo, affiancato dall'ambasciatrice all'Onu, Nikki Haley, che più di ogni altro ha lavorato per diventare il volto della postura aggressiva dell'America in politica estera.