Ilva, è un piano lacrime e sangue

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Il documento contiene i dettagli sulla produzione che Am Investco intende realizzare, gli organici, i contratti che saranno applicati ai lavoratori che la nuova proprietà intende "selezionare".

Previsti tagli al personale all'Ilva, l'acciaieria in amministrazione straordinaria e che tramite un bando di gara è passata alla AM InvestCo. "Le suddette allocazioni - si legge nella lettera - sono soggette a leggeri aggiustamenti tenendo fermo il numero complessivo di 10mila lavoratori". E chi resta avrà meno certezze del passato perché dovrà rinunciare alle tutele dell'articolo 18, essendo riassunto con il Jobs Act, e vedrà svanire il contratto integrativo.

Andando più nel dettaglio, 7.600 lavoratori impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forze AIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia.

Il Governo ha già assicurato che i 4000 esuberi non saranno lasciati "a casa" ma verranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto, gestito dall'Amministrazione Straordinaria. A questi numeri si aggiungono i dipendenti francesi delle società Socova e Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo. "Quanto acquisito la scorsa settimana dalla riunione di Parigi di IndustriAll global union riguardo la totale inaffidabilità, arroganza e non rispetto degli impegni assunti da parte della multinazionale Arcelor Mittal viene confermato dalla comunicazione di oggi", affermano Francesca Re David, segretaria generale Fiom e Rosario Rappa, responsabile siderurgia dei metalmeccanici Cgil. Inoltre, l'azienda arriva ad ipotizzare anche l'assunzione in aziende esternalizzate controllate. È tutto scritto nel documento inviato dall'Ilva - che lo giudica "punto di partenza" - ai sindacati, in vista dell'inizio del tavolo di contrattazione al ministero dello Sviluppo con ArcelorMittal e Gruppo Marcegaglia, cui a giugno il governo ha aggiudicato le fabbriche dei Riva. "Se questo è l'atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell'indotto". Per il sindacato, quindi, "non ci sono le condizioni per aprire un tavolo negoziale".

La risposta dei sindacati non si è fatta attendere, è previsto un corteo lunedì 9 ottobre da Cornigliano al centro città.