Cemento prodotto con rifiuti pericolosi: 31 indagati

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Indagate anche le società Enel, Ilva e Cementir per responsabilità amministrativa.

Una vasta operazione in materia ambientale che coinvolge la centrale termoelettrica Enel di Cerano a Brindisi, la Cementir e l'Ilva in amministrazione straordinaria a Taranto è in corso da questa mattina ad opera della Guardia di Finanza del capoluogo jonico che ha effettuato sequestri ingenti.

L'inchiesta è partita 5 anni fa dal sequestro di due aree dello stabilimento Cementir di Taranto adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali originati dallo stabilimento siderurgico Ilva. In particolare la "loppa d'altoforno", venduta dall'Ilva è risultata "contaminata" da rifiuti eterogenei (scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne inficiano la capacità di impiego nell'ambito del ciclo produttivo del cemento.

Dalle indagini è emerso che le materie prime utilizzate da "Cementir Italia" per la produzione di cemento e acquistate dall'Ilva e dallo stabilimento Enel di Cerano non erano conformi agli standard richiesti dalle normative vigenti. Al contrario, secondo la Procura, va considerata come "rifiuto" perché genererebbe polveri, particolato e percolato.

Il gip ha disposto il sequestro degli stabilimenti con parziale facoltà d'uso per 60 giorni e il sequestro per equivalente dell'ingiusto profitto dell'Enel per una cifra pari a mezzo miliardo di euro.

A tal riguardo, gli investigatori hanno accertato che Enel Produzione Spa "ha classificato le suddette ceneri come provenienti tutte dalla sola combustione di carbone, e classificate come "rifiuto speciale non pericoloso".

Secondo il quadro ricostruito dalla Gdf "la gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di Enel stabilimento di Cerano, si è tradotta in un oggettivo vantaggio patrimoniale per la compagine societaria consistente nel risparmio dei costi correlati alla separazione nonché al corretto smaltimento di quei rifiuti, quantificati in circa 2 milioni e 553 mila tonnellate".

Rifiuti pericolosi utilizzati per produrre cemento. La condotta di Enel e dei suoi dirigenti, secondo le ipotesi della Procura, si è rivelata particolarmente grave: all'interno della centrale di Cerano esistono impianti per stoccare e "filtrare" le ceneri ma non sono mai stati utilizzati.

Da tale evidenza deriverebbe la "piena coscienza" di alcuni dirigenti Enel della pericolosità delle ceneri, testimoniata anche da alcune intercettazioni telefoniche, in cui i manager farebbero riferimento alla necessità di confondere gli inquirenti presentando loro dati alterati e non veritieri e, di evitare di comunicare con l'Arpa.

Un'operazione che permetteva di trasformare quello che sarebbe stato un costo - separazione e smaltimento di rifiuti - in un guadagno, derivato dalla vendita dei materiali. Oltre alla centrale Enel di Cerano, i militari della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro per traffico di rifiuti anche lo stabilimento di Taranto Cementir Italia spa e i parchi Loppa d'altoforno, nastri trasportatori e tramogge di quest'ultima fabbrica e del siderurgico Ilva di Taranto.