Stevie Wonder in ginocchio per protesta contro Trump

Regolare Commento Stampare

Washington - Le tensioni che circondano la nuova presidenza statunitense sono atterrate anche sul gridiron, il campo del football americano, lo sport più spettacolare a stelle e strisce.

Trump, dopo aver suggerito ai proprietari delle franchigie di licenziare i giocatori che compiono questo gesto in segno di protesta per il trattamento ricevuto dalle persone di colore da parte della polizia, e ai tifosi di uscire dallo stadio in segno di protesta, ha reagito postando semplicemente l'hashtag #StandForOurAnthem ('in piedi per il nostro inno'), ricordando poi che "il problema di inginocchiarsi non ha niente a che fare con la razza".

La sua "tesi" è dunque che i giocatori che si rifiutano di intonare l'inno e si inginocchiano manchino di rispetto alla tradizione americana e vadano cacciati dalle squadre in cui militano. L'ispano-americano (è nato in una base militare da genitori spagnoli), che alcuni anni fa è stato militare in Afghanistan, è stato molto criticato per la sua non protesta, in primis dal suo allenatore Mike Tomlin, che subito dopo il match contro i Bears ha detto: "Speravo in un appoggio totale da parte della mia squadra". È Colin Kaepernick, quarterback dalla pelle nera per anni punto di riferimento dei San Francisco 49ers. Atto solidale sul tema centrale delle proteste degli afro-americani, la violenza della polizia e le discriminazioni, un gesto di visibilità che era il primo e unico obiettivo di Kaepernick che mai si sarebbe aspettato di diventare iconico, voleva solo lanciare un messaggio da persona "fortunata" e riconoscibile, un gesto che ha avuto tanti emulatori mentre Kap è diventato il capro espiatorio e primo responsabile, tanto da rimanere senza contratto e nessun team NFL è pronto a mettersi in casa un giocatore così scomodo. Il mondo dello sport si inchina al presidente americano: in ginocchio, non per riverenza, ma per sfidarlo. Infatti circa trenta fra giocatori e membri dello staff delle due squadre si sono inginocchiati durante l'inno, con i dirigenti di queste e di altre squadre che non hanno preso le distanze, anzi. Di qui il nome della protesta "take a knee", inginocchiati.

"Sono orgoglioso della Nascar e dei suoi fan".

Dai campioni dello sport alle leggende della musica. Stevie Wonder ha interrotto un concerto sabato sera a New York per mettersi in ginocchio "per l'America" e per "il futuro del mondo".

La Mlb, ha quindi rilasciato una dichiarazione in cui non attacca direttamente il presidente americano, ma in cui afferma di "rispettare e sostenere i diritti costituzionali e la libertà di espressione di tutti i suoi giocatori". E gli strali di Donald Trump non fanno altro che aumentare la popolarità del nuovo idolo della "black community".