Ecco perché i campioni protestano contro Trump

Regolare Commento Stampare

Gregg Popovich, allenatore dei San Antonio Spurs da 20 anni, rincara la dose: il carismatico coach, da poco anche allenatore del "Dream Team" USA, è un personaggio (bianco) amato e rispettato da tutti per il suo spirito e le vittorie ottenute (cinque NBA vinte con gli Spurs); Popovich afferma quanto segue: "Qualcun altro con più senso della decenza su come porsi nei confronti degli altri servirebbe meglio il paese. Il nostro paese è una vergogna nel mondo". "Sono molto deluso dai toni delle dichiarazioni fatte dal presidente" ha detto Robert Kraft, patron dei New England Patriots, che è un sostenitore del presidente.Anche Shahid Khan, proprietario dei Jacksonville Jaguars che è stato tra i finanziatori della campagna di Trump, è sceso in campo, a braccetto con i suoi giocatori, durante una partita che si è giocata a Londra, in segno di protesta contro le "dichiarazione divisive e aggressive del presidente".Giocatori praticamente di tutte le squadre della Nfl ieri hanno dimostrato contro il 'ditact' di Trump, e in alcuni casi i dirigenti hanno scelto, forse per evitare di mostrare divisioni all'interno della squadra, di far rimanere i giocatori in panchina durante l'inno, come è successo con gli Oakland Raiders, o addirittura negli spogliatoi.

Ma allora, si sono chiesti gli utenti, come mai Twitter non cancella alcuni cinguettii minacciosi di Trump?

In America sport e lotta per i diritti civili sono sempre andati a braccetto, soprattutto quando si parla di lotta alle discriminazioni razziali. Lo rivelano ai media Usa tre funzionari dell'amministrazione.

Donald Trump non molla la presa neanche sugli sportivi. E non solo. In questi giorni la tensione è alle stelle negli Stati Uniti: la polemica riguarda il presidente Donald Trump e i personaggi di spicco dello sport a stelle e strisce che, tutto unito, ha deciso di protestare contro la politica dell'inquilino della Casa Bianca. Ripetendo così il gesto oramai simbolico in segno di protesta contro la violenza della polizia sui neri. Il social network ha rifiutato di commentare su quali basi si definisce un messaggio "un'informazione importante" o meno. Trump è tornato a dire oggi che i giocatori che non cantano l'inno devono essere licenziati. Accanto a lui il compagno di squadra Mark Canha, bianco, gli ha messo una mano sulla spalla in segno di solidarietà per quella battaglia iniziata un anno fa dalla star del football Colin Kaepernick.

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.