Orlandi, giallo sul dossier: "Il Vaticano spese 500 milioni per lei"

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Una lettera che "sembra, o vuole sembrare, un documento di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi in un arco di tempo che va dal 1983 al 1997" per un totale di quasi mezzo miliardo di lire. Quello di Emanuela Orlandi resta oltre trent'anni dopo un caso ancora aperto. Nella lettera si sottolinea: "Moltissimi limiti nella ricostruzione sono stati riscontrati nell'impossibilità di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso". "O è un falso, un apocrifo che segna una nuova violenta guerra di potere tra le sacre mura". Non è la prima volta che si accavallano voci e ipotesi sulla fine fatta dalla ragazzina scomparsa mentre usciva dalla scuola di musica e diretta a casa, in Vaticano, dove abitava con la famiglia, visto che il padre era uno degli uscieri del palazzo apostolico.

Il cardinale Re, all'epoca era Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e avrebbe ricevuto questo dossier da parte dell'Apsa (L'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica).

Vaticano: "Documento Fittipaldi falso e ridicolo" - "Falso e ridicolo". L'ultima occasione è stata qualche mese fa, quando Pietro Orlandi, il fratello che mai si è arreso, ha chiesto di aver accesso a documenti importanti sul caso della sorella che sarebbero emersi nel corso dell'inchiesta Vatileaks, ricevendo un secco no. "Anzi - aveva detto il cardinale -, avrebbe desiderato rendere pubblico qualsiasi elemento, solo che non avevamo nulla di concreto". Se non è davvero stato scritto dal cardinale Antonetti, chi l'ha redatto con tale maestria, e chi l'ha poi messo, anni fa, nella cassaforte della Prefettura? Non possiamo fare altro che condividere e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

Decine e decine i commenti di solidarieta': "Vai avanti Pietro e non mollare proprio adesso"; "Forza Pietro, sei stato grande a non arrenderti"; "E ora che venga fuori tutto"; "Speriamo di scoprire finalmente la verita'". Oppure un depistaggio. "In ogni caso - chiariscono le due avvocatesse - la famiglia ha diritto a ottenere chiarimenti e per questo torniamo ad appellarci direttamente a papa Francesco affinché voglia ascoltare la loro supplica".

Nei prossimi giorni si parlerà molto di questi documenti, è inevitabile. Ma la memoria richiama subito le circostanze delle dimissioni di Benedetto XVI, certamente libere, ma forse indotte dalla frustrazione circa la condizione dei dicasteri che (almeno in teoria) dovrebbero supportare il Pontefice.

Intanto, il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, bolla come "falsa e ridicola" la documentazione su Emanuela Orlandi.