Pontida, i militanti su Bossi: "Gli vogliamo bene ma bisogna andare avanti"

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"A nome della Lega parlerà il segretario federale, la Lega è sotto attacco", ha detto il leader Matteo Salvini alla vigilia.

"Da oggi parte una lunga marcia per cambiare il Paese, andremo avanti anche senza soldi, chiederemo aiuto agli italiani, ma l'anno prossimo saremo a Pontida con una Lega e un centrodestra al governo, con l'Italia che riparte nel nome del lavoro, della sicurezza e soprattutto della democrazia". Salvini è tornato ad attaccare il provvedimento giudiziario che ha congelato i conti della Lega: "Qualche giudice vuole imbavagliare un partito, magari rispondendo agli ordini di qualcun altro".

Nelle sue ultime dichiarazioni, il leader di Forza Italia è stato molto duro: "Quelli della Lega sono gli stessi che ancora quattro mesi fa si sono astenuti in giunta alla Camera sull'autorizzazione a mio carico, restano dei manettari". Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e organizzatore del raduno, esulta: "Pontida il nostro prato si è riempito come sempre".

Dal palco della manifestazione mancherà per la prima volta proprio il discorso di Bossi, colui che ha creato Pontida, che sarà presente al raduno ma non interverrà ai microfoni. "La Lega - ha aggiunto - ha una voce sola". Cozzi ha anche motivato la scelta di operare il sequestro in questo frangente:"Si tratta di un sequestro cautelativo, che segue una sentenza del tribunale di Genova".

Prima del suo intervento, durante il quale ha anche annunciato una proposta di legge per "giudicieletti direttamente dal popolo", l'attenzione era tutta sull'assente, il Senatùr. Salvini ha chiesto ai suoi di valutare diverse opzioni politiche che possano accompagnare il ricorso degli avvocati per ottenere il dissequestro dei conti del partito. La ragione è che la procura non si fida dei "conti in rosso della Lega " e teme che la cifra richiesta alla Lega come risarcimento dei rendiconti irregolari presentati in Parlamento per ottenere fondi pubblici, non venga restituita. Ma una cosa (oltre al fatto di "non aver paura" della competizione con Luigi Di Maio e Matteo Renzi) è certa: "Domani parlerò più con il cuore che con la testa", ha promesso ai giovani padani che intonavano "rossi di merda" all'indirizzo dei magistrati di Genova.