1 giovane su 4 è Neet

Regolare Commento Stampare

Nonostante il nostro Paese abbia il primato per laureati in discipline umanistiche (30%) e abbia messo a segno una media tra le più alte per partecipazione alla scuola dell'infanzia ("quasi universale"), nel 2016 non riesce a ottenere più di un penultimo posto per numero di laureati: sono il 18% dei 25-64enni, contro una media Ocse del 36%.

È un quadro preoccupante quello che dipende l'ultimo rapporto Ocse in merito all'istruzione, relativo all'anno 2017.

"Incrementare il numero di laureati - afferma la ministra Valeria Fedeli - è uno degli obiettivi che ci siamo prefissati e verso il quale ci stiamo già muovendo". E il sistema di istruzione professionale in Italia prevede che il 53% otterrà un diploma secondario superiore a indirizzo professionale. Trento ha il più alto tasso tra i giovani (30%); buoni risultati anche in Veneto. Un altro interessante dato è la scomparsa del divario Nord e Sud, è il Centro infatti ad avere la maggior popolazione di laureati. Le medie Ocse, comunque, sono migliori in entrambi i casi: 252mila e 167mila dollari rispettivamente.

L'Italia non investe in istruzione, per scelta e non per contrazione della spesa - mette in evidenza il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi - i bassi livelli di spesa sono "indice di un cambiamento nelle priorità pubbliche piuttosto che di una contrazione generale di tutte le spese governative" si legge nel rapporto presentato oggi dall'Ocse. Solo la Provincia di Bolzano ha un livello complessivo di Neet (10%) inferiore alla media Ocse.

E ancora sempre secondo l'analisi dell'Ocse ci sono in Italia troppi laureati nelle materie umanistiche e troppo pochi in quelle economiche che garantirebbero una maggiore possibilità di occupazione.

Il Nord e' in media al 17%, il Centro al 21% e il Sud-Isole arriva al 33%, cioe' un giovane su tre. La situazione è più grave in Campania, (35%), Sicilia e Calabria (entrambe a quota 38%). Nel 2014 la spesa pubblica al riguardo è stata la più bassa dei Paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: in quell'anno solo il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche è stato destinato alla sfera scolastica, compresa tra elementari e università.

Bene anche le discipline scientifiche, che hanno avuto il 24% dei laureati, un dato di poco inferiore alla media Ocse.

L'esempio più eclatante per sottolineare la cesura tra Pil e lavoro la si evince con il confronto con la Grecia, nella Repubblica affacciata sull'Egeo, tra le nazioni più "stakanoviste" nell'area UE, si lavora in media 2035 ore annuali, equivalenti a 9 ore e un quarto al giorno, facendo il confronto con la Germania servirebbero le ore di tre lavoratori tedeschi per fare il totale di due colleghi ellenici.